Napoli città aperta
“In quell’area metropolitana si misura, senza apparenti limiti, la catastrofe delle istituzioni; il fallimento delle amministrazioni del centro-sinistra; l’arretratezza della società civile; l’impotenza dello Stato; la pervasività dei poteri criminali; lo sfacelo di ogni rapporto di cooperazione; la frattura di ogni strategia della fiducia. Questo paesaggio rovinoso, minacciato da calamità sanitarie, consente di realizzare, con diffuso consenso, quel “vuoto del diritto” che sospende temporaneamente l’esercizio della norma. Autorizza a declinare la “governabilità” come decisione assoluta e non partecipata fino a ipotizzare l’uso delle forze armate per applicarla. La militarizzazione della decisione, appunto.”
Lo scenario apolicattico è quello tratteggiato in questi giorni, dalle colonne di Repubblica, da Giuseppe d’Avanzo, noto per essere uno dei più affermati esperti di cronaca giudiziaria (è di pochi giorni fa il suo scontro a mezzo stampa con un altro campione del settore, Marco Travaglio). D’Avanzo, senza mezzi termini, spiega qual è il paradigma di governo imperante oggi: la decisione immediata, pragmatica, risoluta, efficace anche a costo di derogare la legge se non, addirittura, i valori della nostra Carta Costituzionale.
Così si spiega l’uso della forza bruta a Chiaiano: i siti di stoccaggio individuati dal Governo sono stati definiti, nel decreto legge deliberato in questi giorni, di interesse strategico militare, legittimando in questo modo persino l’intervento delle forze armate qualora la situazione, già oggi a dir poco conflittuale, dovesse ulteriormente degenerare.
i
rifiuti
minacciano l’integrità
di Napoli i rifiuti minacciano l’integrità di Napoli
Ed è sempre in questo modo che d’Avanzo spiega come possa trovare tanto consenso, nell’opinione pubblica del nostro paese, la proposta di introdurre il reato di immigrazione clandestina, sulla cui legittimità costituzionale diversi giuristi nutrono dubbi. Conta solo il risultato (o la percezione del risultato), sull’altare del quale possono essere derogate e sacrificate pure le libertà fondamentali.
“È coerente – scrive sempre d’Avanzo – che, nella città della spazzatura non maltita, si siano affrontate anche le questioni dell’immigrazione perché se i rifiuti minacciano l’integrità di Napoli, i “rifiuti umani”, gli “scarti” della modernità, gli “esuberi” impauriscono la società e inceppano la vita dello Stato. Così anche in questo caso sarà legittimo, in forza della necessità, la sospensione dell’ordinamento giuridico, la produzione di quel “vuoto” che inghiotte anche i principi costituzionali, la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la convenzione europea dei diritti, il patto internazionale sui diritti civili e politici, liquidando per decreto lo “stato d’emergenza” in cui gli “scartati” sono costretti a vivere. Necessitas legem non habet”.













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