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Amnesty: clima di discriminazione verso Rom ed immigrati. Attuare politica di inserimento sociale

28 Maggio 2008 Nessun Commento


Amnesty, l’organizzazione internazionale che si batte per la tutela dei diritti umani nel mondo, ha pubblicato un rapporto da cui si evince una forte preoccupazione per il clima di intolleranza in Italia verso gli immigrati e in particolare verso i rom. L’organizzazione contesta anche una parte del pacchetto sicurezza del governo, che inasprisce, allo stato attuale, le procedure d’asilo. “Nel nuovo contesto normativo, quindi, i richiedenti asilo che fuggono da persecuzioni e tortura potrebbero essere accolti in Italia con un’incriminazione per ingresso irregolare – espressamente esclusa dalla Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati – e con 18 mesi di detenzione in un CPT per il solo fatto di aver messo piede nel nostro paese. Una misura che, secondo gli standard internazionali, dovrebbe residuale ed eccezionale.

Amnesty International è estremamente allarmata sia per il contenuto di queste misure, sia per le modalità affrettate e propagandistiche della loro emanazione e per il clima di discriminazione che le ha precedute e che le accompagna. Politici italiani,
parlare
di diritti
umani non è
impopolare
Politici italiani, parlare di diritti umani non è impopolare

Si chiede all’Italia ed ai paesi UE di  ”attuare una politica comune per l’inserimento sociale dei rom, piuttosto che marginalizzarli ulteriormente ed espellerli. Ricordiamoci che chi risente particolarmente di queste migrazioni forzate sono i bambini, costretti a fuggire e ad abbandonare la scuola, quindi la possibilità di un futuro dignitoso e più sicuro per tutti.”

Un appello ed insieme uno sprono ai politici italiani: parlare di diritti umani non è impopolare. Ma Amnesty sottolinea che anche gli aspetti migliorativi introdotti dalla disciplina in materia, riguardanti la sospensione di rimpatrio in attesa dell’esito della domanda di asilo, potrebbero essere cancellati dalla nuova normativa. Maggiore impegno viene richiesto anche nel cotrasto alla tortura nell’ambito del caso Abu Omar.

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