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Caserta, cronistoria della Cava Mastroianni
La Cava Mastroianni, nel Comune di Caserta, è uno degli 11 siti di discarica individuati “legislativamente” (e quindi senza nessun accertamento tecnico preventivo formalizzato attraverso idonei provvedimenti amministrativi dagli organi ...
 
  • 17 luglio 2009
  • di: Comunicato Stampa
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di: Comunicato Stampa

La Cava Mastroianni, nel Comune di Caserta, è uno degli 11 siti di discarica individuati “legislativamente” (e quindi senza nessun accertamento tecnico preventivo formalizzato attraverso idonei provvedimenti amministrativi dagli organi a ciò deputati1) dal governo italiano con il decreto legge n. 90 del 23 maggio 2008 (poi convertito nella legge n. 123 del 14 luglio 2008) con la finalità, dichiarata dallo stesso decreto, di evitare possibili “riflessi dannosi di portata imprevedibile per la salute delle popolazioni della regione” collegati alla presenza di “rifiuti giacenti o comunque sversati sulle strade e nei territori urbani ed extraurbani”. Costituisce cioè, ancora una volta negli ultimi 15 anni, il tentativo, sempre fallito, di “risolvere” l’emergenza rifiuti attraverso la realizzazione di siti di discarica individuati con scelte calate dall’alto2. Scelte che sono poi risultate estremamente penalizzanti per la popolazione interessata, nella misura in cui andavano ad insistere su territori già drammaticamente compromessi dalla presenza di enormi quantità di rifiuti sversati in maniera più o meno lecita. A questo danno poi si è aggiunto quello ambientale per le modalità di costruzione dell’impianto e per la sua gestione, come è stato ampiamente dimostrato per la vicenda di Lo Uttaro.

La Cava Mastroianni3 rappresenta, infatti, null’altro che l’ampliamento della ben nota discarica Lo Uttaro, (dalla quale la separa solo una parete di tufo di poco meno di un metro di spessore), messa sotto sequestro dalla magistratura con decreto penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere in data 19 novembre 2007 per disastro ambientale (dovuto sia alla inadeguata localizzazione che alla cattiva gestione) e chiusa, contestualmente, dal Tribunale civile di Napoli perché estremamente pericolosa per la salute pubblica. Con la differenza che rispetto alla Lo Uttaro la cava in questione ha una volumetria (1.500.000 mc) di circa 5 volte superiore, con tutto ciò che significa in termini di impatto sulle matrici ambientali.

E, d’altro canto, dalla relazione che il Comune di San Nicola la Strada, confinante con l’area di discarica, ha commissionato nel giugno del 2008 al Prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia presso l’Università Federico II di Napoli, emerge come in questa cava di tufo a fossa con pareti verticali, la cui profondità rispetto al piano di campagna è mediamente di circa 10-15 metri, il tufo si presenti fratturato in più punti “con varie fasce subverticali di alterazione molto friabili”, e con “l’ammasso tufaceo caratterizzato da un’elevata permeabilità dovuta alla porosità” e alle dette “fasce subverticali caratterizzate da fratture beanti”. Cosicché “anche in seguito ad eventi piovosi di durata superiore alle 24 ore il fondo a conca della cava non si allaga grazie alla rapida filtrazione dell’acqua verso la sottostante falda”.

Basterebbero anche solo questi elementi per escludere dai siti tecnicamente possibili la Cava Mastroianni.

Ma vi è molto di più:

* la detta cava è al centro di una conurbazione di oltre 200.000 abitanti. Tale area, com’è noto, pur ricadente nel comune della città di Caserta è limitrofa ai comuni di San Nicola La Strada, Maddaloni e San Marco Evangelista;
* la confinante (è attaccata) discarica Lo Uttaro continua ad inquinare le matrici ambientali di tutta l’area circostante. Il percolato presente nell’invaso, non adeguatamente aspirato, ha realizzato un autentico lago in ebollizione, e costituisce un autentico pericolo per la salute pubblica e l’ambiente;
* la Mastroianni è confinante, oltre che con la discarica Lo Uttaro, anche con la discarica del Commissario di Governo del 1995 (800.000 mc circa la prima dell’emergenza rifiuti!), con la discarica Ecologica Meridionale (oltre 1.500.000 mc) con il sito di trasferenza della città di Caserta (sotto sequestro giudiziario) e con il sito di stoccaggio (cosiddetto Panettone) realizzato nel 2002, nonché è vicina alla discarica Migliore Carolina (oltre 2.000.000 mc);
* a meno di cinque metri dal confine occidentale della cava passano due condotte dell’acquedotto della Campania Occidentale (con una portata d’acqua di circa 700 litri al secondo) che rifornisce una buona parte dei comuni a sud del capoluogo casertano e di quelli della zona orientale della provincia di Napoli fino alla stessa città di Napoli, alimentata attraverso il serbatoio posto sotto la collina di Capodimonte cui le condotte confluiscono. La realizzazione della discarica rappresenterebbe in tal senso un pericolo concreto di inquinamento anche dell’acqua potabile;
* nelle immediata vicinanze della cava sorgono i resti archeologici dell’antica città osca, poi romana, di Calatia, rispetto ai quali la Sopraintendenza ai beni Archeologici di Caserta si è già espressa con parere negativo alla realizzazione dell’invaso nella misura in cui pregiudicherebbe la tutela dei reperti ivi presenti.

D’altro canto, lo stesso Sottosegretario Bertolaso ha riconosciuto nella sua relazione al Parlamento del marzo 2009 la necessità che l’area in cui è situata la Cava Mastroianni (comprensiva di ben 4 discariche, per oltre 6.000.000 di mc di rifiuti, un sito di trasferenza e un sito di stoccaggio) sia oggetto di un radicale intervento di bonifica prima che possa essere utilizzata a qualsiasi scopo. Risulta, pertanto, del tutto anomalo, frutto probabilmente di scelte che ancora una volta sfuggono alle logiche risolutive del problema, il continuare a mantenere tale cava tra i siti indicati dal decreto 90 come quelli che il governo intende utilizzare.

Tanto più che l’evenienza di una bonifica dell’area appare ipotesi estremamente remota se è vero che a distanza di ben 20 mesi dalla chiusura della confinante discarica Lo Uttaro ad opera della magistratura (che contestava, tra le altre cose e a seguito di ns denuncia, ai dodici indagati, il reato di disastro ambientale) e nonostante gli impegni assunti in tal senso dal Commissariato nel Protocollo d’intesa dell’11 novembre 2006 che individuava il sito, nonostante la ripetute richieste da parte di questo Comitato, e nonostante gli incontri istituzionali tra le parti interessate (Provincia, Sottosegretariato, Consorzio di Bacino, Commissariato alle bonifiche) avvenuti su iniziativa dell’Assessore all’ambiente della Provincia di Caserta nei primi mesi del 2009, la detta discarica non risulta ancora neppure messa in sicurezza. Costituisce, invece, a tutt’oggi4 un pericolo serio per la salute della popolazione che vive nei dintorni a causa dell’elevata presenza di percolato che si sta disperdendo nella falda.

E proprio con riferimento alla contigua discarica di Lo Uttaro codesta Commissione parlamentare, nella relazione stralcio sulla regione Campania della precedente legislatura, evidenziava significativamente come “l’inefficienza collusiva” delle istituzioni preposte alla soluzione dell’emergenza-rifiuti, di cui la vicenda Lo Uttaro era “tristemente emblematica”, non aveva impedito l’apertura della discarica nonostante le medesime istituzioni fossero in possesso di quegli stessi documenti che avevano consentito alla magistratura di accertare l’inadeguatezza del sito.

Cosicché oggi, il Comitato Emergenza Rifiuti chiede audizione a codesta Commissione parlamentare per metterla al corrente dello stato dei fatti relativi alla Cava Mastroianni e per evitare che si ripeta quella mancanza di “raccordo informativo” che, nel caso d Lo Uttaro, avrebbe impedito “al legislatore di adottare decisioni fondate su presupposti contrari al vero; e ciò ancor più ove la falsità di tali presupposti fosse risultata ben evidente all’apparato investigativo e giudiziario”.

E d’altro canto, se la realizzazione delle discariche, seppur localizzate in siti non idonei, venisse giustificata in un’ottica di provincializzazione, secondo la quale ogni provincia deve “contribuire” con un proprio sito alla “soluzione” dell’emergenza, giova ricordare che il territorio della provincia di Caserta ha costituito negli ultimi tre anni prima con la discarica di Lo Uttaro, poi con il sito di stoccaggio di Ferrandelle, nel Comune di Santa Maria la Fossa (almeno 500.000 tonnellate di rifiuti pari a oltre 1.000.000 di mc) e in questi giorni con la mega-discarica di San Tammaro-Maruzzella 3 (1.600.000 mc)5 e l’impianto per il trattamento del percolato nella stessa area, il principale sversatoio regionale a servizio del “ciclo” di gestione dei rifiuti.

Chiediamo, pertanto, a codesta Commissione di

* attivarsi affinché sia cassata dal piano vigente la realizzazione della discarica Mastroianni;
* accelerate le procedure (anche richiedendo i poteri sostitutivi esercitabili dal Ministro per l’ambiente) per la messa in sicurezza e la bonifica dell’ex discarica di Lo Uttaro;
* messa in sicurezza e bonifica dell’area di Lo Uttaro.

Per il CO.Em.R.
Dr.agr. Giuseppe MESSINA



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