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17 novembre 2007
Dossier Cave – Monti Tifatini
Pubblico un primo dossier sulle cave dei monti tifatini tatto dal sito di Terra Nostra Caserta al seguente indirizzo: http://www.terra-nostra-caserta.it/ambiente.htm. I Monti Tifatini che fanno corona alla città di Caserta, ma toccano ...

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di: Andrea Cortese | Caserta Città

Pubblico un primo dossier sulle cave dei monti tifatini tatto dal sito di Terra Nostra Caserta al seguente indirizzo:

http://www.terra-nostra-caserta.it/ambiente.htm.

I Monti Tifatini che fanno corona alla città di Caserta, ma toccano altresì i comuni storici di Maddaloni, Capua ed altri centri minori dell’hinterland casertano come Casagiove, Casapulla, San Prisco, Castel Morrone, Valle di Maddaloni si estendono su una superfice di 14.800 ettari, costituendo tuttora un prezioso ecosistema, ricco di elementi di biodiversità. Queste alture presentano un vasto campionario di aree di cava, da Sant’Angelo in Formis al santuario di San Michele.

L’attività di estrazione delle cave si accompagna con contigui stabilimenti di trasformazione del materiale estratto, impianti ad alto impatto ambientale che in alcuni casi sorgono a ridosso degli abitati o comunque in posizioni che favoriscono la dispersione di polveri e fumi verso la città e le sue frazioni.

Uno studio del CIRA, commissionato dalla Provincia di Caserta, ha calcolato che la produzione delle cave sui Tifatini ammonta al 55% dell’intera produzione provinciale, basta pensare che 10 cave producono 3.800 tonnellate all’anno di materiale. Un entità estratta enorme per un territorio oramai esausto e che presenta tutti i sintomi della devastazione.

In data 11 giugno 1998, la IV Commissione della Regione Campania espresse parere favorevole alla dichiarazione di area di crisi ambientale, ai sensi della Legge n.305/89, presentata dal Comune di Caserta in data 8/3/97. A tutt’oggi la Regione Campania, che ha adottato il Piano Regionale delle attività estrattive previsto dalla Legge Regionale n.54/85, non ha trovato una sistemazione razionale per le cave in esercizio nell’area casertana. Da rilevare che la zona dei Monti Tifatini è oggetto di valutazione della UE per essere inserita in un piano di conservazione ambientale con il codice IT8010016 denominato appunto “ Monte Tifata”. Questa particolare condizione porrebbe la catena sotto la protezione degli organismi comunitari, con l’obbligo sancito dalla direttiva comunitaria 92/43, dell’astensione da qualsiasi attività che possa causare il degrado del sito in questione. La Commissione UE quale custode dei trattati comunitari potrebbe intervenire, in presenza di violazione della legislazione comunitaria, adottando tutte le misure necessarie, tra cui le procedure previste in caso di infrazione dall’art.26 del trattato CEE.

Il comprensorio orografico dei monti Tifatini, si estende per 14.800 ettari. Il sistema montuoso è situato al limite sud orientale della provincia di Caserta e sovrasta a nord la piana del fiume Volturno ed a sud la fertile pianura attraversata dai Regi Lagni. Tocca nove comuni di cui otto collocati nella provincia di Caserta ed uno, Limatola, sito nella provincia di Benevento.

La natura dei monti Tifatini è essenzialmente calcarea e le attività estrattive sono volte principalmente all’asportazione di questo materiale. Gli ambienti naturali della realtà tifatina vanno dal cespugliato alla macchia alta, dal boschetto misto, dai prati polifiti agli orti e vigneti. Questi esempi di flora subiscono la patina oppressiva delle polveri di cava con notevole danno ai processi naturali. Esistono dei microhabitat seminaturali degni di attenzione, tale da proporre questi ambiti nel novero dei SIC, siti di interesse comunitario. In particolare i luoghi che ospitano fonti ove alberga il granchio di fiume, la salamandrina degli occhiali ed il tritone italico. Questi residui esempi di una natura coartata rischiano ogni giorno che passa la scomparsa.

…Intorno a Caserta la corona dei Tifatini abbraccia ben ventidue frazioni, borghi storici che costituiscono la fascia pedemontana del capoluogo con venti abitati mentre due borghi rappresentano le frazioni alte, con Casertavecchia, origine storica della civitas casertana, considerata monumento storico nazionale e sito patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Oltre al borgo medioevale altri monumenti insigni si ritrovano sparsi in una cornice che non è più quella dei vedutisti come Gaspare Vanvitelli o di paesaggisti come Hackert, ma piuttosto nello scenario apocalittico dei crateri e dei fianchi sventrati. Il Belvedere di San Leucio, l’eremo di San Vitaliano rimasto come la chiesa di Santa Lucia a picco su di un costone. Questi luoghi ricchi di storia e cultura sono sottoposti all’impatto ambientale devastante delle polveri sottili e dei fumi cementizi, oltre che alle vibrazioni delle esplosioni, come successe alla basilica paleocristiana di Sant’Angelo in Formis.

Da una indagine condotta sul territorio di Caserta risultano presenti circa 30 cave, tra tufacee e calcaree. Delle ultime ben 6 sono state ancora attive fino all’intervento della magistratura.

Oggi rimangono in azione due siti estrattivi con annessi stabilimenti. Il fronte delle cave risulta avere una superficie nuda superiore a 1.000.000 mq ma il ritmo di estrazione lascia intravedere l’asportazione di imponenti cubature.

L’attività estrattiva che doveva concludersi nell’anno 2006 ma ha avuto ulteriori proroghe viene effettuata in dispregio agli obblighi sanciti dalle concessioni sia per quanto riguarda la coltivazione a gradoni, sia per l’entità del materiale estratto, sia per la conservazione dell’humus per il ripristino ambientale. Il controllo dell’attività estrattiva è praticamente inesistente.



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  1. raffaele on gennaio 4th, 2008 at 09:07

    Bravo! Un articolo interessante ed una proposta allettante: un video sulle cave o una raccolta di foto anche storiche sulle nostre colline. Sarebbe interesaante anche ricercare quanti uomini sono morti nello sparo delle mine serali sulle cave di Santa Lucia, ma… diventerbbe solo curiosità storica.

  2. Andrea Cortese on gennaio 4th, 2008 at 10:21

    Già, paghiamo l’indiffereza di amministrazioni comunali in primis che non hanno saputo ne voluto gestire e controllare il proprio territorio.

  3. raffaele on gennaio 17th, 2008 at 22:20

    C’era una volta il “cerasole”, terra verdeggiante e fertile. Da Tuoro si andava, al mattino presto, al santuario di Santa Lucia la prima domenica di maggio a piedi, accompagnati dalla fede delle nostre mamme o delle zie. All’uscita c’era il giocattolino per noi bambini ed i nonni compravano le scale nella “cupa dei porci” di Tuoro per la raccolta imminente delle ciliegie. Che tempi!! Si andava a scuola, al “Giannone”, a piedi ed al ritorno si assaggiavano i primi frutti. La collinetta di Santa Lucia era anche un riferimento sportivo per la corsa di Tuoro nel mese di agosto. Ma poco dopo.. lentamente ed inesorabilmente senza un piano regolatore in quella terra fertile nascevano villette affiancate da palazzi. E cos’ì… è stata distrutto un territoio ricco di storia umana dei nostri avi braccianti. Fino a poco tempo fa sembrava che Garzano conservasse gelosamente la nostra storia… Ma la politica dei palazzinari casertani sta distruggendo anche il percorso Tuoro-Garzano. Addio gioventù… I Medici a Firenze hanno lasciato ai posteri grandi opere architettoniche ed urbanistiche, i palazzinari casertani stanno lasciando ai nostri figli solo cemento. E i quartieri dormitori di Milano e Torino non hanno insegnato niente ai nostri politici… Tentativi di protesta ci sono stati… ma timidi… ma l’emergenza del terremoto ha sopraffatto tutti …
    Ben venga una raccolta di foto storiche del nostro territorio per far vedere ai giovani lo scempio che si è prodotto in nome del soldi e per la tasca di pochi.

    Buona serata
    Lello

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