10 maggio 2008
Freedom House pubblica il rapporto sulla libertà di Stampa nel 2007
di: Andrea Cortese | Attualità
E’ stato recentemente pubblicato il rapporto sulla libertà di
stampa nel mondo realizzato dalla ong statunitense Freedom
House. Già dalle prime considerazioni del rapporto
(vedi su www.liberainformazione.org) è chiara la situazione:
un anno di declino globale. Declino dovuto sia alle molteplici
crisi politiche, ed ai relativi deterioramenti dei diritti
umani, in molti stati nel 2007; che alle più sofisticate pressioni
politiche ed economiche in paesi dove gli elementari
diritti umani vengono, almeno formalmente tutelati. L’indice della libertà di stampa si calcola considerando il
contesto legale nel quale operano i media; l’influenza politica e le pressioni economiche. Vengono quindi analizzate eventuali leggi che limitano il lavoro dei giornalisti, rendendo tabù alcuni argomenti scomodi dietro la pretesa difesa dell’interesse nazionale. Inoltre si analizzano le pressioni provenienti dalla sfera politica. Se nelle aree definite “free” si parla di pressioni più o meno soft da parte di parlamentari
o governi che spinge molti giornalisti alla censura o alla più pericolosa autocensura, nelle aree “not free” si arriva al totale controllo dei mezzi di informazione da parte dei regimi, spegnendo così le uniche voci non ossequianti dei potenti di turno. Relativamente alle pressioni economiche Freedom House
prende in considerazione la concentrazione della proprietà dei media, i sussidi, l’impatto della pubblicità, etc. In base ai dati raccolti ad ogni paese viene dato un punteggio che varia da 0 (il più libero) a 100 (il meno libero). A livello globale vengono fuori dei trend quanto meno allarmanti: solo il 18% della popolazione mondiale vive in paesi dove è tutelata la libertà di stampa. Di più, in tutti i paesi dove si verificano sconvolgimenti politici (guerre, golpe, dittature) la stampa libera è la prima ad essere violentemente
colpita. La violenza contro i giornalisti non tende a diminuire, consolidandosi come fattore non solo nelle
zone di guerra (Iraq, Somalia, etc.), ma anche in contesti “pacificati” (Russia, Sud-est asiatico, Sri Lanka, Pakistan, Filippine, Messico, Haiti, etc.). Tuttavia in molti paesi le nuove forme di comunicazione
(televisioni satellitari, giornali on-line, blog, siti di socialnetworking, etc.) riescono ad emergere come forme alternative di informazione. E l’Italia? Freedom House posiziona il nostro paese nel
ristretto novero degli stati dove la stampa è libera, con uno score di 29 punti. Tuttavia l’ong statunitense non nasconde preoccupazioni relative alla concentrazione dei media nelle mani di pochi editori, né al progetto di legge sulle intercettazioni telefoniche che renderebbe penalmente perseguibili i giornalisti che ne facessero uso nel corso delle indagini giudiziarie. Nonostante queste preoccupazioni Freedom House considera variegato e libero il mondo dell’informazione italiana.




