27 dicembre 2007
LEGAMBIENTE:12/07 SITUAZIONE EMERGENZA RIFIUTI
di: Andrea Cortese | Video
ORE DI EMERGENZA IN CAMPANIA, CASERTA E NAPOLI INONDATE DI SPAZZATURA, DECINE DI FOCOLAI NELLECITTA’ CHE PRODUCONO DIOSSINA, ALCUNE STRADE SONO INTERROTTE, PERICOLO SANITARIO, UN ADEGUATO QUADRO DELLA SITUAZIONE DA PARTE DI LEGAMBIENTE PER SUPERARE L’EMERGENZA!

“Le recenti disposizioni del Commissario Emergenza Rifiuti – prefetto Pansa, relativamente allo stoccaggio provvisorio dei rifiuti prodotti localmente e da effettuare in situ, richiedono un’ immediata riflessione e concrete azioni di salvaguardia ambientale senza le quali potrebbero verificarsi danni irreparabili e di eccezionale gravità; al riguardo si pensi ad analoghe iniziative disposte dal Commissario prefetto Catalani nel 1995, le cui conseguenze si sono protratte per anni, a causa di mancata programmazione e sottovalutazione del problema, nelle sue complesse componenti ambientali, amministrative e igienico-sanitarie.
Infatti la complessità del nostro territorio presenta situazioni particolari che vanno tenute presenti e che richiedono precauzioni conseguenti.
i pensi alle numerose zone dalle quali si emungono acque minerali di importanza nazionale ed internazionale: l’inquinamento di dette falde porterebbe all’immediata distruzione di preziose risorse.
Si pensi ancora alle tante zone ove le falde acquifere sono affioranti e che permettono un’agricoltura irrigua di eccezionale valore e rendimento.
O, ancora, ai numerosi rischi idrogeologici disseminati nella provincia, la cui sottovalutazione potrebbe far collassare interi versanti malauguratamente adibiti a discariche, provvisorie o definitive.
Si aggiunga, poi, il fatto che non esiste ancora un credibile ed efficace piano di uscita dall’emergenza, cosa che fa pensare ragionevolmente, ahinoi, ad un protrarsi per lungo tempo della situazione attuale. Ne avremo certamente per molti mesi, visto il tempo necessario a decidere, approntare e rendere operativa una qualsiasi soluzione realmente efficace, invece dell’attuale balletto di soluzioni tampone ispirate da interessi antichi e noti, sicuramente a noi.
Un altro rischio che si corre, altrettanto pericoloso, è dato dalla possibilità che si adottino scelte dettate da incompetenza, provvedimenti contraddittori che potrebbero rendere impossibili i necessari coordinamenti e le successive azioni di risanamento.
er evitare un tale ordine dei problemi, ci sembra opportuno precisare alcune regole minime da adottare nel programmare e realizzare le aree di stoccaggio provvisorio ove allocare i rifiuti prodotti, così come stabilito dal prefetto Pansa.
La prima cosa da tener presente è evidentemente la cura nella scelta del luogo di stoccaggio. Escludere a priori le matrici calcaree che sono generalmente fessurate e quindi permeabili verso gli strati più profondi. Si ricorda che il PRAE (Piano Regionale Attività Estrattive) vieta la localizzazione di discariche nelle cave (art.61). Potrebbe essere utile creare un comitato di esperti che, a livello provinciale (va denunciato il fallimento della struttura tecnica del commissario di governo che ha prodotto l’attuale situazione), possa dare immediati pareri richiesti dagli EE. LL e confortati da opportuni sopralluoghi. Se, in ottemperanza al protocollo d’intesa dello scorso 11 novembre 2006, fosse stato redatto il Piano Provinciale ivi previsto, ne sarebbero già scaturite preziose indicazioni che, purtroppo, ancora non abbiamo.
Una volta scelto il sito, è necessario approntare un’efficace impermeabilizzazione, fatta con materiale idoneo e messa in opera a regola d’arte. Anche perché, non conoscendo i tempi di durata di questa fase (l’esperienza insegna che possono diventare molto lunghi se non addirittura perpetui), c’è la previsione della formazione di notevoli quantità di percolato.
Al riguardo è fondamentale valutare bene i costi, con precise clausole di salvaguardia, per evitare che il valore dei terreni alla fine superi quello di suoli edificabili sterilizzando anche opzioni di compravendita o altro (si pensi ai siti delle ecoballe), interrompendo questa spirale perversa che rappresenta, a tutti i livelli affaristici-pubblico/privato la continuazione della logica terremoto del 1980.
iguardo proprio al percolato, occorre fare molta attenzione nell’approntamento del sito alle pendenze, prevedendo, quindi, nel punto più basso, una possibilità di prelievo e trasferimento in apposito contenitore. Non basta: occorre altresì che venga scelto l’impianto ove portare il percolato raccolto per poterlo trattare e renderlo innocuo. Il livello di tale decisione non può essere locale, ma almeno provinciale. Quindi le Amministrazioni di livello più alto non hanno alcuna giustificazione per “lavarsene le mani” credendo di aver decentralizzato la soluzione dei problemi.
Un discorso a parte merita l’umido.
Un risvolto positivo della scelta di Panza potrebbe essere quello di responsabilizzare i comuni ad attivarsi per operare una efficace raccolta differenziata (porta a porta) che sinora, per svariati motivi, non è stata realizzata. Ciò necessariamente richiede che si preveda un sistematico e calendarizzato prelievo e destinazione per l’umido. Oggi non esistono impianti di compostaggio nella nostra provincia (e questo è uno di quei motivi) e sarebbe ora di provvedere. Un modo potrebbe essere quello di finanziare dei di gestori anaerobici da localizzare in aree ASI e ciò richiede la disponibilità di finanziamenti. Il Commissariato disponga nel merito smettendo di sperperare risorse per alimentare la sopravvivenza della attuale gestione che non risolve alcunché.
Sarebbe ora, infatti, di ritornare su alcune scellerate decisioni di scelte di filiere di impianti (e della loro gestione) che hanno determinato la situazione attuale. Questa potrebbe mutare radicalmente per il meglio se si partisse proprio dal trattamento dell’umido anzicchè dalla produzione di fantomatica energia “rinnovabile”. Ma, poiché occorre comunque tempo per approntare anche una rete di digestori-compostatori (anche se molto più breve degli inceneritori), si deve progettare un opportuno stoccaggio e lavorazione dell’umido.
Nei soli sei mesi (beati loro!) di emergenza a Milano, questo problema fu risolto utilizzando capannoni industriali dismessi nei quali l’umido, a causa delle fermentazioni esotermiche connesse, perdeva umidità e raggiungeva la sterilizzazione.
n ogni caso questo è il problema principale di tutto lo scenario passato, presente e futuro e non lo si può lasciare alla responsabilità solo dei sindaci.
Si tenga in debito conto dei problemi di dissesto geologico che si presentano numerosi nella nostra provincia. L’esigenza di allontanare il più possibile gli sversatoi dai centri abitati potrebbe suggerire di utilizzare zone scoscese e a rischio idrogeologico. Siamo la regione con maggior pericolo di dissesto in Italia e sarebbe un danno incalcolabile se fenomeni franosi si sovrapponessero a quelli di inquinamento da rifiuti. Anche qui occorre che i comuni interessati abbiano il supporto tecnico per evitare simili problemi.
er ultimo, i Sindaci si riapproprino del loro ruolo e funzione e si affrettino a discutere, con tutti i soggetti del loro territorio, sulle decisioni più opportune da intraprendere. In tutta questa storia, è stupefacente come delle scelte così coinvolgenti e interessanti la salute e il benessere generale dei cittadini, siano state avocate da ristrette e talvolta poco trasparenti commissioni burocratiche che hanno avuto la presunzione e la spudoratezza di decidere per tutti e, spesso, contro il parere di riconosciute competenze. Siamo al punto che dobbiamo vergognarcene di fronte al resto dell’Italia e non solo”.




