Macrico, fumata nera. Ora c’è la corsa ai fondi
- 10 ottobre 2008
- di: Andrea Cortese
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di: Andrea Cortese
Dopo la fumata nera del consiglio comunale sul Macrico, dove c’è stata la solita passerella di politicanti e la lunga lettera di Petteruti, Sindaco di Petturandia (dato che per il Sig. Sindaco Caserta non esiste più), in difesa del suo non operato: “Mi dovete chiedere scusa !”, per le accuse di palazzinaro. Ma chi deve chiedere scusa ?
Il Vescovo ?, Il Comitato ? o la città ? Ricordo molto bene quando Nicodemo Petteruti nei comizi prometteva solennemente un Macrico “VERDE”, un macrico come parco pubblico senza neanche un millimetro di cementificazione, questo si disse, questo si promise. Allora, dato che sono un elettore del centro – sinistra e ho votato Petteruti, IO VOGLIO RITIRARE IL MIO VOTO ! In politica si traduce in DIMISSIONI
Il Comitato Macrico Verde, le associazioni, i cittadini cosa chiedevano al Consiglio Comunale ? Maggiore partecipazione dei cittadini sulla vicenda Macrico, di discutere le osservazioni del Comitato. Mentre i cittadini indicano la strada e Petteruti guarda il dito, il Sovrintendente di Caserta dice la sua: abbassamento della vulometria, maggiore distanza (alemno 40 mt dal muro) degli edifici; insomma maggiore rispetto per il territorio. Eppure una domanda sorge spontanea, e solo Il Presidente ed Il Sindaco la conoscono, io no. Perchè le strade interne al Macrico sono larghe 12 metri ? Serviranno davvero solo ed unicamente per la circolazione interna al macrico ?
Intanto gli architetti Raffaele Cutillo e Beniamino Servino cercano di spiegare cosa significa la parola “sintesi”, (che poi si trova in tutti i manuali di scienza politica): Un’opera pubblica, di qualsiasi entità e importanza essa sia, è un bene collettivo e le Amministrazioni sono deputate alla sua promozione, strutturazione procedurale e controllo quantitativo/qualitativo. Gli uomini e le donne che, una volta spogliatisi dell’abito della propria personale identità, hanno ricevuto il mandato a rappresentare i cittadini nelle Istituzioni attraverso una democratica consultazione elettorale, hanno il dovere del giudizio oggettivo, della condivisione o del libero confronto rispetto alle sollecitazioni o proposte (presenti e passate) che vengono dal corpus civico, di tutte le estrazioni sociali, politiche o culturali.E in più, su queste, hanno il dovere della sintesi e della lettura “non di parte” delle cose. Senza distinzioni, acrimonia e con senso generalizzato dell’equilibrio, a prescindere dalle opportunità finanziarie.









