Outlet la Reggia, la Federmoda ricorre al Tar e lancia l’allarme: 100mila lavoratori occupati a rischio a causa dell’apertura dell’Outlet
- 15 marzo 2010
- di: Comunicato Stampa
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di: Comunicato Stampa
Oltre 18.000 i negozi di vicinato che operano nella sola provincia di Napoli, con un totale di 100.000 lavoratori occupati a rischio per l’apertura del Marcianise Mc Arthur Outlet, una nuova megastruttura che in aggiunta alle precedenti Vulcano Buono e Centro Campania mette definitivamente ko il commercio locale.
“L’irresponsabile attività di governo della Regione ha fatto sì che in meno di 3 anni, lungo l’asse Caserta /Napoli , prendesse forma la più elevata concentrazione di grandi strutture di vendita in Italia: 26.000 i mq che si aggiungono ai 209.000 complessivi per un totale di 250.000 mq che riportati alla popolazione residente nella stessa area fa schizzare il rapporto tra superficie di vendita ed abitanti ben oltre la media nazionale.
Un’azione scellerata alla quale rispondiamo con il ricorso al TAR” – dichiara Paola Borriello presidente FederazioneModaNapoli e Consigliere FederazioneModaItalia Confcommercio – un atto dovuto, il nostro, per la tutela delle aziende tradizionali che rappresentiamo.
I consumi languono e la ripresa tarderà a venire (come da dichiarazioni del governatore Bankitalia), il rischio chiusura del commercio tradizionale ad opera della nuova grande struttura, che vende sottocosto, è una brutale realtà.
Gli outlet sono una forma di vendita speciale che non è disciplinata in Italia, ad eccezione del Friuli, Veneto, Abruzzo e provincia di Bolzano. “In senato pende una proposta di legge su ns. progetto nazionale che regolamenti gli outlet in Italia, un testo presente anche negli emendamenti alla legge regionale richiesti da Federmoda Napoli ma mai recepiti dal legislatore locale.
Aver autorizzato una forma speciale di vendita non prevista dalla legge regionale è già una grave irregolarità. Ma c’è altro, – afferma la Borriello, e continua- gli atti impugnati allo stato attuale conosciuti sono dieci, tra questi emergono l’illegittimità della VIA rilasciata dalla regione, la conferenza dei servizi del 2004 e il permesso di costruire del 2008 più altri presupposti e conseguenziali.
Purtroppo tutto ciò succede– prosegue la PB –in carenza di una seria programmazione urbanistica e commerciale che tenga conto delle esigenze non solo economiche , ma anche sociali del territorio e delle ricadute reali che queste grandi strutture hanno sui centri urbani storici. In tal modo i nostri politici per una manciata di posti di lavoro e di un facile consenso determinano le condizioni di chiusura per il commercio tradizionale. Ma al danno la Regione ha unito la beffa con un primo misero bando sui Centri Commerciali Naturali tra l’altro di difficile attuazione: 3 milioni e 800 di euro contro i 31 milioni di euro che la Lombardia ha elargito in 3 anni per gli omologhi Distretti Commerciali , – conclude la presidente Borriello – un rapporto smisurato se si considera che la sola provincia di Napoli è la seconda in Italia per numero di attività commerciali 108.739 dopo Roma (150.227) e a seguire Milano con 98.200 (dati Unioncamere).










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