5 settembre 2008
Rapporto Svimez: il Mezzogiorno periferia dell’Europa
di: Andrea Cortese | Secondo Piano
L’Associazione per lo sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno (Svimez) ha pubblicato il rapporto 2008. Dai dati pubblicati emerge una profonda frattura tra il Mezzogiorno ed il Nord Italia, con una diffrenza di crescita del Prodotto interno lordo di un punto percentuale.
Le cause sono da rintracciare nel rallentamento degli investimenti e dalla poca propensione al consumo delle famiglie meridionali, attanagliate dal caro prezzi. Allarmante il confronto con l’economie delle altre aree deboli dell’Europa.
Nel periodo 2000-2007 il tasso di crescita del Mezzogiorno è stato di 2%, la Spagna quasi del 5%, l’Irlanda del 5,5%, la Grecia oltre il 6%.
Nell’ambito del problema disoccupazione, non sembrano arrivare risultati positivi. Anche se il numero deiVi sono famiglie in cui non ci si può permettere un pasto adeguato disoccupati è in scesa, il tasso reale di disoccupazione sale ad oltre il 28%. In pratica i disoccupati al Sud non cercano o hanno smesso di cercare un lavoro. Deprimenti i dati che indicano un sostanziale aumento del rischio di povertà, – Vi sono famiglie in cui non ci si può permettere un pasto adeguato almeno tre volte a settimana – si legge nel comunicato Svimez – (10% sul totale meridionale), né riscaldare adeguatamente l’abitazione (20%) o comprare vestiti necessari (28%). Quasi il 20% delle famiglie meridionali nel 2005 ha avuto periodi in cui non poteva acquistare medicinali – .
In particolare per quanto riguarda la Regione Campania, il Pil rispetto al 2006 è scresciuto di un timido 0,2%, attestandosi al 0,5%. Cinquantamila sono i pendolari di lungo raggio verso il Centro-Nord Italia.
Quando il lavoro non c’è, l’unica soluzione è emigrare, andare al Nord, per cercare un lavoro con un contratto ed uno stipendio dignitoso, le principali regioni di destinazione delle migrazioni, persone in cerca di un lavoro o di una nuova casa, sono Emilia Romagna (20,7%) e Lazio (20,5%).




