Al Garibaldi di Santa Maria C.V. si discute di Mezzogiorno e federalismo
- 30 novembre 2008
- di: Comunicato Stampa
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di: Comunicato Stampa
Santa Maria Capua Vetere – Nella splendida cornice del Teatro Garibaldi, si è svolto ieri pomeriggio (29 novembre) il primo appuntamento della serie di incontri previsti dall’Ufficio Comunicazione e Promozione consiliare dell’onorevole Giuseppe Stellato. Mezzogiorno e Federalismo, un dibattito pubblico che si è avvalso della partecipazione di convenuti di spessore, ma anche della cittadinanza. Erano presenti al tavolo dei relatori: Lorenzo Chieffi, Preside Facoltà di Giurisprudenza della Sun, Carmine Crisci, Segretario provinciale della CISL, Mario De Biasio, Direttore sanitario dell’ASL Napoli 3, Giancarlo Giudicianni, Sindaco di Santa Maria Capua Vetere, Michele Vigliotti, Dirigente dell’ITC “L. Da Vinci” di S. Maria Capua Vetere, nonché lo stesso Giuseppe Stellato, Consigliere regionale del Pd, e il parlamentare casertano del Pd, Stefano Graziano; in platea l’assessore provinciale al Bilancio, Franco Capobianco. Ha moderato l’incontro la giornalista Maria Beatrice Crisci. Il convegno si è aperto con la lettura, da parte degli studenti dell’Istituto Da Vinci, degli articoli della Costituzione, momento di riflessione sull’importanza della nostra Carta Costituzionale, che ha ben introdotto l’argomento tra il relatori. Di seguito gli interventi maggiormente significativi.
Giancarlo Giudicianni: “Oggi sono orgoglioso di annunciarvi, che dopo lunga attesa e lavori impegnativi, si è inaugurato il casello autostradale di Santa Maria Capua Vetere. Intervento necessario quanto mai, anche in vista della politica di programmazione territoriale. E non è finita qui, quest’opera vedrà coinvolti altri eventi che in seguito vi comunicherò, per esempio, uno su tutti, subito fuori al casello vedremo realizzata un’opera in bronzo dell’arco Adriano che rappresenta la nostra città e la nostra gente . Dopo questa notizia, oggi essere presente qui per parlare di Federalismo mi fa particolarmente piacere, è questa una giornata importante, perché i venti che arrivano dal nuovo governo ci fanno presagire un futuro non roseo ma noi, come cittadini, come politici e come amministratori locali dobbiamo reagire. Siamo in una città che in passato ha dato tantissimo anche in termini di sangue. Parlare di federalismo qui, diciamola tutta, è come bestemmiare in una chiesa; noi siamo sempre stati per l’unità d’Italia, ci siamo battuti per questa ed ancora oggi l’auspichiamo. Federalismo dunque, che non significhi spaccatura, ma autonomia.”.
Carmine Crisci: “Purtroppo oggi non possiamo affidare la nostra causa a quanti ci rappresentano in Parlamento, non esistono più infatti i parlamentari meridionali ma gli assunti a tempo determinato che non riescono ad essere autonomi ma sono sottoposti a quanto dice praticamente il “datore di lavoro”. Detto questo io m’immagino in una Italia con 20 regioni, cosa potrebbe significare uno stato federale. Il Federalismo laddove funziona è cosa buona ma non può funzionare in un paese così composto, dunque credo che in una fase come questa per il nostro paese, sia stato pensato per spaccare in due il paese. Se solo pensiamo che tutte le aziende che sono passate per il mezzogiorno hanno sperimentato qui le produzioni e poi hanno trasferito al nord tutto con i soldi avuti dalla Cassa del Mezzogiorno. Tante aziende che sono andate via dalla provincia di Caserta, non sono andate via perché è finito il ciclo, ma hanno preferito sperimentare qui la produzione e poi trasferire altrove. E’ arrivato dunque il momento di portare il progetto Caserta all’attenzione del Governo. In provincia di Caserta l’anno scorso si sono laureati circa 4000 ragazzi, la previsione di impiego per il prossimo biennio è di 380 ragazzi. Se questo è e questo sarà ci sentiamo davvero scoraggiati. Barista, carpentiere, perito meccanico, perito elettronico, sono queste le uniche richieste di occupazione in questo territorio. Chiediamo dunque alle amministrazioni locali attenzione e responsabilità: molte accuse che ci vengono rivolte infatti riguardano la cattiva amministrazione dei fondi. In chiusura dico che noi non possiamo seguire il percorso che si è immaginato la Lega, la storia ci ha insegnato che questo modello ci ha fatto andare avanti per secoli portando il nostro popolo ad un meritato modello di democrazia”.
Stefano Graziano: “Non solo questo è un dibattito attuale ma questo sarà il tema degli ultimi mesi nel nostro paese. Il succo in realtà è che ci sono quelli che pensano di poter trainare un po’ di soldi in più al nord prendendoli dal sud. Ieri sono stato l’unico a dettare alle agenzie una dichiarazione in cui ho detto che nel provvedimento del governo non c’è una sola azione per il Mezzogiorno. Certo, anche noi dobbiamo adeguarci alle sfide che ci si presentano davanti, ma il problema è come farlo. Sono contrario a questa logica federalista, non per partito preso, ma per un semplice concetto, perché la Padania non ci rappresenta, e non può decidere il corso della storia economica italiana. E poi c’è il drammatico argomento del controllo della spesa: non esiste un solo paese al mondo che possa dire che un paese cresce se non cresce la parte più debole dell’intero territorio. Abbiamo una classe dirigente che, nel complesso, non regge l’impatto con le vere problematiche del paese e del Mezzogiorno, come potrebbe gestire uno stato federalista? In questo momento invece è proprio il contrario che ci serve, abbiamo bisogno di una grande unità. Questo tipo di federalismo non è utile alla nostra regione. Un esempio su tutti, la Reggia di Caserta è un esempio di federalismo al contrario: il nostro monumento fornisce allo stato circa 2 milioni di euro di introiti annui, lo Stato gliene ritorna nemmeno 200mila in fatto di fondi”.
Giuseppe Stellato: “Il punto centrale per comprendere il federalismo va anche e soprattutto alla questione normativa di questo aspetto. Non sono un federalista convinto, il principio dell’unità della nazione per quanto mi riguarda è quello che va salvaguardato sopra tutto. Quale deve essere allora la linea di lettura del federalismo ed il livello di attenzione di chi è preposto alla tutela dei territori? Il punto è di evitare che si creino, anche normativamente, dei meccanismi che creano un’Italia a doppia velocità. Dietro la riforma dell’art 5 c’è l’incapacità di un Partito Democratico che non ha saputo salvaguardare in quell’articolo il principio di solidarietà che è il principio fondamentale per salvaguardare i diritti dei cittadini. Noi di questo ci siamo occupati in Consiglio regionale e all’esito del nostro dibattito abbiamo inviato una serie di osservazioni al Parlamento per ravvisare che questa Regione aveva tutta una serie di perplessità sullo sviluppo della perequazione in vista di una possibile nuova Italia. Oggi non si parla più della questione meridionale, oggi si parla invece della questione settentrionale, che in definitiva dice che se il paese perde il contatto col resto d’Europa arretrerà del tutto, dunque se proprio il contatto deve restare che rimanga attraverso il meccanismo dell’avanzata delle regioni più progredite, da qui allo stato federale il passo è breve. Mezzogiorno e Federalismo, probabilmente parlare d’imposizione è un termine forte ma di certo è una riforma non adeguatamente valutata. Se noi svuotiamo di contenuto i livelli essenziali, il fondo perequativo sarà poca roba e quindi nessuna opportunità, nessuna possibilità di sviluppo. Caro Stefano tu che ci rappresenti, vigila che il nostro Mezzogiorno sia adeguatamente rappresentato e tutelato”.









