Stralci Rapporto Ecomafia 2006/Sicilia
- 17 novembre 2007
- di: Andrea Cortese
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di: Andrea Cortese
«La provincia di Napoli ha rivestito anche una particolare significatività per i profili connessi alle infiltrazioni criminali nel settore del ciclo dei rifiuti, che ha evidenziato, soprattutto nel napoletano, sospette convergenze di interessi correlati alla stipula di contratti per la raccolta, il trasporto, lo smaltimento e la bonifica dei siti», mentre nel casertano «i gruppi camorristici (…) hanno operato nell’illecito smaltimento di rifiuti di ogni tipo, soprattutto tossici e nocivi». Stesso discorso in provincia di Benevento dove «la geografia criminale (…) ha evidenziato che i clan sono particolarmente attivi nei settori (…) dell’usura e dello spaccio di stupefacenti, dello smaltimento dei rifiuti(…)», mentre anche «i clan operanti nel salernitano hanno rivolto i propri interessi (…)allo smaltimento illecito di rifiuti».
Sul tema della camorra imprenditrice ritorna lo stesso Ministero dell’interno ne “Lo stato della sicurezza in Italia”: «Oltre ai crimini tradizionali – traffico di armi e di sostanze stupefacenti, contraffazione di marchi e prodotti, rapine ad istituti di credito ed uffici postali, scommesse clandestine – la camorra ha mostrato, altresì, un rinnovato interesse per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, dei rifiuti tossici e speciali, accompagnato ad un’elevata propensione nella realizzazione e gestione di opere di bonifica di siti prov-visori di stoccaggio».
La Campania purtroppo sconta la presenza pervasiva dell’ecomafia nel business ambientale, come ricordato dal Cesis nella “Relazione sulla politica informativa e della sicurezza sul primo semestre 2005” («Acquisizioni del servizio in esito all’azione
informativa sul territorio hanno inoltre riguardato la presenza di arsenali nella disponibilità dei sodalizi e le collusioni nel settore dello smaltimento dei rifiuti») e dalla Dia nel suo contributo al “Rapporto Ecomafia 2006” («Una recente indagine, condotta dal Centro operativo della Dia di Napoli, denominata “Operazione Green”, ha evidenziato l’esistenza di illecite cointeressenze tra imprenditori operanti nel settore ed affiliati alle cosche camorristiche facenti capo al clan dei “casalesi”, capeggiato dai boss Francesco Schiamone e Francesco Bidognetti. In tale contesto investigativo, nei primi giorni del mese di gennaio 2006, la citata articolazione periferica della Dia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un imprenditore campano, da anni operante nel settore dello smaltimento dei rifiuti, indagato per reati di associazione di tipo mafioso, estorsione, truffa aggravata ai danni dello Stato, falsità ideologica e materiale e altro».









