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	<title>VivoCaserta - Il portale della società civile della Provincia di Caserta &#187; Ambiente</title>
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	<description>Il portale della società civile della Provincia di Caserta</description>
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		<title>Costagliola (Terra Nostra), La Cementir non demorde da un progetto di scavo apocalittico</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 23:44:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nunzio De Pinto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cave]]></category>

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		<description><![CDATA[MADDALONI &#8211; “La Cementir non demorde da un progetto di scavo apocalittico che prevede la “continuazione” delle operazioni di estrazione sulla collina di San Michele”. È quanto denunzia Pasquale Costagliola, presidente dell&#8217;Associazione ambientalista “Terra Nostra”, da tempo impegnato sul versante ambientale e della legalità &#8211; “Continuazione giustamente virgolettata nel discorso, perché secondo norma bisogna proseguire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vivocaserta.org/wp-content/uploads/2008/12/cave2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2630" title="cave2" src="http://www.vivocaserta.org/wp-content/uploads/2008/12/cave2.jpg" alt="" width="176" height="82" /></a>MADDALONI &#8211; “La Cementir non demorde da un progetto di scavo apocalittico che prevede la “continuazione” delle operazioni di estrazione sulla collina di San Michele”. È quanto denunzia Pasquale Costagliola, presidente dell&#8217;Associazione ambientalista “Terra Nostra”, da tempo impegnato sul versante ambientale e della legalità &#8211; “Continuazione giustamente virgolettata nel discorso, perché secondo norma bisogna proseguire estrazioni già iniziate e per la bisogna la società di Caltagirone propone un artifizio di continuità rappresentato nella realtà effettuale da un tunnel che legherebbe i due versanti dell’altura.</p>
<p>Così” &#8211; ha tenuto a precisare Costagliola &#8211; “si aprirebbe da via S. Michele  una galleria sottostante il santuario. Un buco in una zona oltremodo cava che ha presentato e presenta problemi di natura idrogeologica. Sembra assurdo ma la multinazionale del cemento non vuole staccarsi dalle alture dei Tifatini e prova in tutti i modi a dribblare gli ostacoli numerosi che si propongono all’autorizzazione.</p>
<p>Una catena di conferenze di sevizi a cavallo di due anni” &#8211; ha aggiunto &#8211; “si è svolta senza soluzione di continuità con grande mobilitazione di tecnici ed avvocati di parte. Un protervo impegno di consunzione del territorio addobbato con i ghingheri dell’occupazione.</p>
<p>Il tunnel agognato  sfocerebbe nella Valle di Maddaloni a completare lo scempio di alcuni decenni. I Comitati delle Due Sicilie e Terra Nostra” &#8211; ha concluso l&#8217;esponente ambientalista &#8211; “dopo l’escursione di un mese fa si stanno mobilitando per una nuova presenza sul monte San Michele per avvertire i fedeli del pericolo che corre il luogo sacro”.</p>
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		<title>Riunione Ecovolontari al Comune di Casagiove</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 09:40:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cs/VivoCaserta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è svolta questa mattina, mercoledì 11 novembre 2009, presso la sala consiliare del Comune di Casagiove una riunione tra l’Assessore all’ambiente Salvatore Ammirati, gli Ecovolontari che operano sul territorio comunale ed il rappresentante del Comando di Polizia Municipale, sovrintendente Michele Latessa. La riunione ha riguardato l’organizzazione dell’attività di controllo ed informazione relativa alla Raccolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è svolta questa mattina, mercoledì 11 novembre 2009, presso la sala consiliare del Comune di Casagiove una riunione tra l’Assessore all’ambiente Salvatore Ammirati, gli Ecovolontari che operano sul territorio comunale ed il rappresentante del Comando di Polizia Municipale, sovrintendente Michele Latessa. La riunione ha riguardato l’organizzazione dell’attività di controllo ed informazione relativa alla Raccolta differenziata del territorio comunale. “Abbiamo effettuato un incontro sull’organizzazione dell’attività di controllo della raccolta differenziata ‘Porta a Porta’. – Ha dichiarato l’Assessore Ammirati, il quale ha specificato che – Nonostante l’attività di informazione e sensibilizzazione svolta fino ad oggi dagli Ecovolontari e dal Comando dei Vigili Urbani, c’è ancora una parte di cittadini che non ha compreso l’importanza della raccolta differenziata. Per questo motivo si è deciso di potenziare i controlli quotidiani. Si ricorda che per il deposito dei rifiuti solidi urbani qualora non dovesse avvenire con le modalità ed i tempi previsti dall’ordinanza sindacale n. 33/2009, sarà applicata una sanzione amministrativa e pecuniaria da Euro 25,00 ad Euro 152,00. A riguardo si rammenta che i rifiuti devono essere esposti la sera precedente del giorno in cui si effettua la raccolta di quella tipologia di rifiuto, e salvo che per la carta e cartone, entro e non oltre le ore 6.00 del giorno stesso. Qualora il deposito avvenga successivamente all’orario prima accennato si procederà a sanzionare il trasgressore. Si precisa, inoltre, che i contenitori destinati alla raccolta di rifiuti dopo lo svuotamento dovranno essere rimossi dalle aree pubbliche e custoditi in quelle private. Su quest’ultimo aspetto, per le strutture condominiali, si procederà ad informare gli inquilini mediante l’affissione dell’ordinanza n. 33/2009 all’interno dello stabile; per coloro che non si uniformeranno a quanto disposto si provvederà ad erogare la relativa sanzione al condominio per il tramite del loro amministratore – l’Assessore Ammirati ha concluso sottolineando quanto segue – Nonostante le difficoltà del consorzio della gestione del servizio, grazie al senso civico della maggioranza dei casagiovesi si stanno raggiungendo buoni risultati. Gli incontri come quello di stamattina sono volti a migliorare ulteriormente i risultati della raccolta differenziata cittadina”.</p>
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		<title>Arpac: Campania, chilometri di spiaggia non balneabile.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 09:10:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cortese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Secondo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Clicca qui per visualizzare la pubblicazione del 2009 L&#8217;Arpac (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania), dopo un monitoraggio delle spiagge campane ha pubblicato tramite il BURC, l&#8217;elenco delle spiagge non balneabili. Disastrosi i risultati delle analisi: Napoli circa 37 chilometri (36.795 m) di costa non balneabile, segue Caserta con circa 30 chilometri (29.613 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vivocaserta.org/arpac-campania-2009-spiagge-inquinate-divieti-di-balneazione-elenco-spiagge/"><span id="more-67"></span><span style="color: #ff6600;"><strong>Clicca qui per visualizzare la pubblicazione del 2009</strong></span></a></p>
<p>L&#8217;Arpac (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania), dopo un monitoraggio delle spiagge campane ha pubblicato tramite il BURC, l&#8217;elenco delle spiagge non balneabili. Disastrosi i risultati delle analisi: Napoli circa 37 chilometri (36.795 m) di costa non balneabile, segue Caserta con circa 30 chilometri (29.613 m) e quindi Salerno con circa 15 chilometri (14.605 m), in totale sono circa 80 chilometri di spiaggia in cui non è possibile fare il bagno. In particolare la provincia di Caserta (molto famosa per il sua bellissima costa &#8230;):</p>
<p align="justify">mt. 1693 in comune di Sessa Aurunca da Foce del Garigliano a Lido la Foce (prelievi 1 e 2);</p>
<p align="justify">mt. 2173 in comune di Cellole da Lido La Vela (prelievi 10 e 11);</p>
<p align="justify">mt. 222 in comune di Sessa Aurunca , S.Limato (prelievo 12);</p>
<p align="justify">mt. 4611 in comune di Mondragone, Rose Rosse (prelievo 18), Fiume Savone (19), Papella Stercolilli (20), Villaggio Europa (21)</p>
<p align="justify">mt. 1858 in comune di Castelvolturno, Fiume Agnena (prelievo 22), Lido Cristal (23);</p>
<p align="justify">mt. 8940 in comune di Castelvolturno, Lido Luise (prelievo 27), Foce Fiume Volturno (28), 1000 metri foce ss. Fiume Volturno (29), Lido Bikini (30), Lido Costa Azzurra (31), Villaggio Agricolo (km. 33,5 prelievo 33), Lido Milanese (34);</p>
<p align="justify">mt. 9616 in comune di Castelvolturno, Pineta Mare (prelievo 36), Pineta Mare Km. 37,5 (37), Pineta Mare Km.38,5 (38), Lido Le Ninfe (39), Lido Turistico(40), Lido Favorita (41), Lido Airone (42), Lido Patria (43), Lido Roma (44), Lido Azzurro (45), Lido Sibilla (46).</p>
<p>Sin qui la situazione certificata dall’Arpac ora la parola passa alle amministrazioni comunali che nel caso specifico per la provincia di Caserta sono i Comuni di Sessa Aurunca, Cellole, Mondragone e Castelvolturno, inutile dire che sarà meglio cominciare a pensare dove andare a fare i nostri bagni.</p>
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		<title>Video Inchiesta sulle Cave di Caserta</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Nov 2007 18:24:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cortese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caserta Città]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni ho proposto di organizzare una video inchiesta sulle cave dei monti tifatini. L&#8217;idea è molto semplice: un video di una trentina di minuti che descriva e riassuma la condizione assurda in cui riversa il territorio casertano, deturpato dalle tante cave. Prima di tutto è necessario documentarsi, per questo ho raccolto varie informazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333399;"><strong>In questi giorni ho proposto di organizzare una video inchiesta sulle cave dei monti tifatini. L&#8217;idea è molto semplice: un video di una trentina di minuti che descriva e riassuma la condizione assurda in cui riversa il territorio casertano, deturpato dalle tante cave. Prima di tutto è necessario documentarsi, per questo ho raccolto varie informazioni sparse sul web.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong> In particolare parliamo del sito web di Terra Nostra e Legambiente, con vari comunicati stampa.</strong></span></p>
<p><span style="color: #333399;"><strong>Le notizie comunque sono frammentarie, per questo contatterò Terra Nostra per avere delle informazioni più recenti. </strong></span></p>
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		<title>CASERTA, Cave: Moccia continua a spargere polveri</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Nov 2007 18:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cortese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caserta Città]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[“Mentre a livello regionale e provinciale si discute di delocalizzazione delle attività estrattive e qualcuno dei cementieri e cavaioli già guarda alle aree di estrazione come luogo di speculazione, lo stabilimento Moccia del gruppo Buzzi continua a spargere polveri sottili sull’area di San Clemente e parco Cerasole”. È quanto sostiene Pasquale Costagliola, Presidente dell’Associazione “Terra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Mentre a livello regionale e provinciale si discute di delocalizzazione delle attività estrattive e qualcuno dei cementieri e cavaioli già guarda alle aree di estrazione come luogo di speculazione, lo stabilimento Moccia del gruppo Buzzi continua a spargere polveri sottili sull’area di San Clemente e parco Cerasole”. È quanto sostiene Pasquale Costagliola, Presidente dell’Associazione “Terra Nostra”, da sempre in prima linea in difesa dell’ambiente e contro ogni disastro ecologico ed ambientale. “Le emissioni dell’opificio” – prosegue – “stanno tracimando rispetto ai limiti degli anni precedenti, producendo una polvere particolarmente dannosa per case, auto e quant’altro si trovi in prossimità dello stabilimento, uomini compresi. La popolazione di San Clemente, da sempre abituata a combattere con gli effetti perversi del cementificio, non ricorda, a memoria d’uomo, una stratificazione così acida proveniente dalla combustione fatta in questi giorni. Il potere corrosivo” – sottolinea preoccupato Costagliola – “sembra aumentato in maniera esponenziale tale da consumare le vernici dei veicoli e le facciate delle case. Una tale anomalia, in un processo già dannoso, è riconducibile alla obsolescenza dell’impianto, malgrado i rabberci effettuati nell’estate scorsa. D’altra parte, in considerazione di una delocalizzazione si presume che non verranno fatti investimenti sulla sicurezza degli impianti. Tutto questo in un quadro di assoluto disinteresse dell’assessorato all’ambiente che ha dribblato l’obbligo di installare centraline per il monitoraggio dell’inquinamento. San Clemente e la periferia orientale” – conclude l’esponente ambientalista – “sono in balia di un disastro ambientale oggi più che mai senza il minimo interessamento dell’assessore e del delegato di zona; senza considerare le promesse del sindaco che più volte ha affermato di conoscere la questione dell’inquinamento di San Clemente. Ricordiamo le tante promesse elettorali e gli incontri fatti nella zona all’insegna dell’ambientalismo, auspice qualche personaggio in cerca d’autore. All’appello di questo momento difficile dove una catastrofe cronica continua a segnare la vita di tanti cittadini, nessuna risposta di associazioni e partiti che si fregiano del bollino blu ambientale molto presi dall’interessantissimo film di Al Gore ma a cui il destino delle frazioni casertane non interessa”. (Nunzio De Pinto)</p>
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		<title>Stralci Rapporto Ecomafia 2006/Sicilia</title>
		<link>http://www.vivocaserta.org/stralci-rapporto-ecomafia-2006sicilia/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Nov 2007 16:55:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cortese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caserta Città]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[«La provincia di Napoli ha rivestito anche una particolare significatività per i profili connessi alle infiltrazioni criminali nel settore del ciclo dei rifiuti, che ha evidenziato, soprattutto nel napoletano, sospette convergenze di interessi correlati alla stipula di contratti per la raccolta, il trasporto, lo smaltimento e la bonifica dei siti», mentre nel casertano «i gruppi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«La provincia di Napoli ha rivestito anche una particolare significatività per i profili connessi alle infiltrazioni criminali nel settore del ciclo dei rifiuti, che ha evidenziato, soprattutto nel napoletano, sospette convergenze di interessi correlati alla stipula di contratti per la raccolta, il trasporto, lo smaltimento e la bonifica dei siti»,<strong> mentre nel casertano «i gruppi camorristici (…) hanno operato nell’illecito smaltimento di rifiuti di ogni tipo, soprattutto tossici e nocivi»</strong>. Stesso discorso in provincia di Benevento dove «la geografia criminale (…) ha evidenziato che i clan sono particolarmente attivi nei settori (…) dell’usura e dello spaccio di stupefacenti, dello smaltimento dei rifiuti(…)», mentre anche «i clan operanti nel salernitano hanno rivolto i propri interessi (…)allo smaltimento illecito di rifiuti».</p>
<p>Sul tema della camorra imprenditrice ritorna lo stesso Ministero dell’interno ne “Lo stato della sicurezza in Italia”: «Oltre ai crimini tradizionali &#8211; traffico di armi e di sostanze stupefacenti, contraffazione di marchi e prodotti, rapine ad istituti di credito ed uffici postali, scommesse clandestine &#8211; la camorra ha mostrato, altresì, un rinnovato interesse per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, dei rifiuti tossici e speciali, accompagnato ad un’elevata propensione nella realizzazione e gestione di opere di bonifica di siti prov-visori di stoccaggio».</p>
<p>La Campania purtroppo sconta la presenza pervasiva dell’ecomafia nel business ambientale, come ricordato dal Cesis nella “Relazione sulla politica informativa e della sicurezza sul primo semestre 2005” («Acquisizioni del servizio in esito all’azione<br />
informativa sul territorio hanno inoltre riguardato la presenza di arsenali nella disponibilità dei sodalizi e le collusioni nel settore dello smaltimento dei rifiuti») e dalla Dia nel suo contributo al “Rapporto Ecomafia 2006” («Una recente indagine, condotta dal Centro operativo della Dia di Napoli, denominata “Operazione Green”, ha evidenziato l’esistenza di illecite cointeressenze tra imprenditori operanti nel settore ed affiliati alle cosche camorristiche facenti capo al clan dei “casalesi”, capeggiato dai boss Francesco Schiamone e Francesco Bidognetti. In tale contesto investigativo, nei primi giorni del mese di gennaio 2006, la citata articolazione periferica della Dia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un imprenditore campano, da anni operante nel settore dello smaltimento dei rifiuti, indagato per reati di associazione di tipo mafioso, estorsione, truffa aggravata ai danni dello Stato, falsità ideologica e materiale e altro».</p>
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		<title>Dossier Cave – Monti Tifatini</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Nov 2007 16:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cortese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caserta Città]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblico un primo dossier sulle cave dei monti tifatini tatto dal sito di Terra Nostra Caserta al seguente indirizzo: http://www.terra-nostra-caserta.it/ambiente.htm. I Monti Tifatini che fanno corona alla città di Caserta, ma toccano altresì i comuni storici di Maddaloni, Capua ed altri centri minori dell’hinterland casertano come Casagiove, Casapulla, San Prisco, Castel Morrone, Valle di Maddaloni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblico un primo dossier sulle cave dei monti tifatini tatto dal sito di Terra Nostra Caserta al seguente indirizzo:</p>
<p>http://www.terra-nostra-caserta.it/ambiente.htm.</p>
<p>I Monti Tifatini che fanno corona alla città di Caserta, ma toccano altresì i comuni storici di Maddaloni, Capua ed altri centri minori dell’hinterland casertano come Casagiove, Casapulla, San Prisco, Castel Morrone, Valle di Maddaloni si estendono su una superfice di 14.800 ettari, costituendo tuttora un prezioso ecosistema, ricco di elementi di biodiversità. Queste alture presentano un vasto campionario di aree di cava, da Sant’Angelo in Formis al santuario di San Michele.</p>
<p>L’attività di estrazione delle cave si accompagna con contigui stabilimenti di trasformazione del materiale estratto, impianti ad alto impatto ambientale che in alcuni casi sorgono a ridosso degli abitati o comunque in posizioni che favoriscono la dispersione di polveri e fumi verso la città e le sue frazioni.</p>
<p>Uno studio <strong>del CIRA</strong>, commissionato dalla Provincia di Caserta, ha calcolato che la produzione delle cave sui Tifatini ammonta al <strong>55% dell’intera produzione provinciale</strong>, basta pensare che 10 cave producono 3.800 tonnellate all’anno di materiale. Un entità estratta enorme per un territorio oramai esausto e che presenta tutti i sintomi della devastazione.</p>
<p>In data 11<strong> giugno 1998</strong>, la IV Commissione della Regione Campania espresse parere favorevole alla dichiarazione di area di crisi ambientale, ai sensi della Legge n.305/89, presentata dal Comune di Caserta in data 8/3/97. A tutt’oggi la Regione Campania, che ha  <strong>adottato il Piano Regionale delle attività estrattive</strong> previsto dalla Legge Regionale n.54/85, <strong>non ha trovato una sistemazione razionale per le cave in esercizio nell’area casertana</strong>. Da rilevare che la zona dei Monti Tifatini è oggetto di valutazione della UE per essere inserita in un piano di conservazione ambientale con il codice IT8010016 denominato appunto “ Monte Tifata”. Questa particolare condizione porrebbe la catena sotto la protezione degli organismi comunitari, con l’obbligo sancito dalla direttiva comunitaria 92/43, dell’astensione da qualsiasi attività che possa causare il degrado del sito in questione. La  Commissione UE quale custode dei trattati comunitari potrebbe intervenire, in presenza di violazione della legislazione comunitaria, adottando tutte le misure necessarie, tra cui le procedure previste in caso di infrazione dall’art.26 del trattato CEE.</p>
<p><strong>Il comprensorio orografico dei monti Tifatini, si estende per 14.800 ettari</strong>. Il sistema montuoso è situato al limite sud orientale della provincia di Caserta e sovrasta a nord la piana del fiume Volturno ed a sud la fertile pianura attraversata dai Regi Lagni. Tocca nove comuni di cui otto collocati nella provincia di  Caserta ed uno, Limatola, sito nella provincia di Benevento.</p>
<p>La natura dei monti Tifatini è essenzialmente calcarea e le attività estrattive sono volte principalmente all’asportazione di questo materiale. Gli ambienti naturali della realtà tifatina vanno dal cespugliato alla macchia alta, dal boschetto misto, dai prati polifiti agli orti e vigneti. Questi esempi di flora subiscono la patina oppressiva delle polveri di cava con notevole danno ai processi naturali. Esistono dei microhabitat seminaturali degni di attenzione, tale da proporre questi ambiti nel novero dei SIC, siti di interesse comunitario. In particolare i luoghi che ospitano fonti ove alberga il granchio di fiume, la salamandrina degli occhiali ed il tritone italico. Questi residui esempi di una natura coartata rischiano ogni giorno che passa la scomparsa.</p>
<p>&#8230;<strong>Intorno a Caserta la corona dei Tifatini abbraccia ben ventidue frazioni</strong>, borghi storici che costituiscono la fascia pedemontana del capoluogo con venti abitati mentre due borghi rappresentano le frazioni alte, con <strong>Casertavecchia</strong>, origine storica della civitas casertana, considerata monumento storico nazionale e sito patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Oltre al borgo medioevale altri monumenti insigni si ritrovano sparsi in una cornice che non è più quella dei vedutisti come Gaspare Vanvitelli o di paesaggisti come Hackert, ma piuttosto nello scenario apocalittico dei crateri e dei fianchi sventrati. Il Belvedere di San Leucio, l’eremo di San Vitaliano rimasto come la chiesa di Santa Lucia a picco su di un costone.  Questi luoghi ricchi di storia e cultura sono sottoposti all’impatto ambientale devastante delle polveri sottili e dei fumi cementizi, oltre che alle vibrazioni delle esplosioni, come successe alla basilica paleocristiana di Sant’Angelo in Formis.</p>
<p><strong></strong>Da una indagine condotta sul territorio di Caserta r<strong>isultano presenti circa 30 cave</strong>, tra tufacee e calcaree. Delle ultime <strong>ben 6 sono state ancora attive fino all’intervento della magistratura</strong>.</p>
<p><strong>Oggi </strong>rimangono in azione <strong>due siti estrattivi con annessi stabilimenti.</strong> Il fronte delle cave risulta avere una superficie nuda superiore a 1.000.000 mq ma il ritmo di estrazione lascia intravedere l’asportazione di imponenti cubature.</p>
<p><strong>L’attività estrattiva che doveva concludersi nell’anno 2006 ma ha avuto ulteriori proroghe</strong> viene effettuata in dispregio agli obblighi sanciti dalle concessioni sia per quanto riguarda la coltivazione a gradoni, sia per l’entità del materiale estratto, sia per la conservazione dell’humus per il ripristino ambientale. Il controllo dell’attività estrattiva è praticamente inesistente.</p>
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