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	<title>VivoCaserta - Il portale della società civile della Provincia di Caserta &#187; cave</title>
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	<description>Il portale della società civile della Provincia di Caserta</description>
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		<title>Bonifiche e questione territoriale delle discariche, il documento del prof Ortolani</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Aug 2009 10:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comunicato Stampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il professor Ortolani, con lucida e impietosa analisi, riguardo all’accordo operativo tra Comune di Caserta e Ministero dell’Ambiente concernente gli interventi di bonifica e ripristino ambientale per le aree di discarica, stoccaggio e trasferenza esistenti in località Lo Uttaro (che prevede l’erogazione di 10 milioni di euro in quattro anni), ci spiega cos’è una bonifica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il professor Ortolani, con lucida e impietosa analisi, riguardo all’accordo operativo tra Comune di Caserta e Ministero dell’Ambiente concernente gli interventi di bonifica e ripristino ambientale per le aree di discarica, stoccaggio e trasferenza esistenti in località Lo Uttaro (che prevede l’erogazione di 10 milioni di euro in quattro anni), ci spiega cos’è una bonifica e cosa si dovrebbe fare effettivamente per recuperare quel territorio così profondamente segnato dagli inquinamenti. In particolare ci ricorda che lui, così come chi scrive, ha più volte denunciato che non possono essere usate le cave a fossa in rocce permeabili che ospitano la falda idrica perché non si può garantire l’isolamento alla base e lateralmente dei rifiuti per oltre 15-20 anni e lo scienziato napoletano ribadisce che :</p>
<p>1) non ci potrà essere bonifica se non si cancella dalle scelte governative la realizzazione della discarica Mastroianni che si trova attaccata a Lo Uttaro;</p>
<p>2) “mentre è semplice rimuovere i rifiuti, allora accumulati sulla superficie del suolo, e portarli in una discarica che dia la sicurezza ambientale di non inquinamento, non è possibile “bonificare” la discarica di Lo Uttaro scavata a fossa con la base che sfiora la falda (si e no due tre metri) che era già inquinata dai rifiuti come accertato dalla Magistratura”;</p>
<p>3) E’ assolutamente impossibile isolare i rifiuti dello spessore di oltre 24 metri in maniera efficace e duratura. “Non si può intervenire alla base dei 24 metri di rifiuti per cui il percolato continuerà a disperdersi nel sottosuolo e nella falda che defluisce verso il confinante Comune di San Nicola La Strada”;</p>
<p>4) “Non è possibile eliminare l’inquinamento della falda in maniera efficace e verificabile nonché duratura, a meno che non si spostino gli 8 piani di rifiuti che colmano le fosse. Si può contenere ed eliminare l’inquinamento atmosferico;</p>
<p>4) occorre essere chiari e onesti intellettualmente: “la bonifica dei siti inquinati è necessaria ma non può rappresentare una nuova fonte di facili guadagni realizzando interventi che non servono a restaurare l’ambiente e ad eliminare i focolai di inquinamento;</p>
<p>5) “per quanto riguarda la falda deve essere eseguita una accurata e verificabile indagine di idrogeologia tridimensionale con la caratterizzazione delle acque stabilendo esattamente la distribuzione verticale e laterale dell’inquinamento e le sue cause al fine di definire un piano di tutela ambientale e della salute dei cittadini. Anche se la fonte dell’inquinamento si trova nel Comune di Caserta, gli inquinanti si diffondono nel sottosuolo nei territori comunali circostanti: definita l’area danneggiata vanno messi a punto gli interventi che possono anche non essere attribuiti al solo comune dove è ubicato il sito”;</p>
<p>6) ogni progetto deve essere valutato interdisciplinarmente da tecnici super partes di fiducia dei cittadini in modo da definire quali saranno i reali benefici che discenderanno dalla esecuzione delle opere;</p>
<p>7) “I fondi devono servire solo ad eliminare e contenere l’inquinamento; nessuna forma di compensazione per il territorio circostante non danneggiato da interventi privati e pubblici illegali secondo le leggi dell’ambiente”.</p>
<p>Il professor Ortolani ci ricorda, infine che la situazione di Lo Uttaro è pressoché identica nelle altre aree dove sono state allocate discariche, o siti di stoccaggio o siti di trasferenza, ecc. a cominciare da quelli a San Tammaro, a Santa Maria La Fossa, Santa Maria Capua Vetere e Maddaloni, nel casertano, ecc.</p>
<p>Le somme che erano state “promesse” come ristoro hanno subìto nel tempo pesanti ridimensionamenti. L’Accordo quadro prevedeva inizialmente misure di compensazione per il capoluogo e per tutti i comuni che hanno accettato di ospitare discariche o altri “impianti” connessi alla cosiddetta emergenza rifiuti per 526 milioni di euro, tagliati poi dal Governo Berlusconi, in sede di Accordo operativo, a 282 milioni di euro. Il sindaco di Caserta, ing. Petteruti dichiara che “Se da un lato possiamo dichiararci soddisfatti perché si dà finalmente il via ad un’azione non più rinviabile di bonifica e di riqualificazione ambientale in un’area critica, dall’altro non possiamo non lamentare che questo Governo continua a disattendere gli impegni assunti. Per il Comune di Caserta erano stati stanziati inizialmente 18 milioni di euro da impegnarsi in opere pubbliche come compensazione per il danno ambientale. Ora quei 18 milioni sono letteralmente spariti: rimangono solo i dieci milioni che probabilmente non basteranno neanche per la bonifica completa di Lo Uttaro e delle aree attigue, inizialmente prevista a carico del Ministero”. Per il sindaco di Caserta, così come per gli altri amministratori di questo territorio, di destra o di sinistra, non fa differenza, l’”affaire” rifiuti passava non da una questione territoriale ma da una questione finanziaria legata ai cosiddetti compensi per danno ambientale.</p>
<p>Poco è importato al governo Berlusconi, al suo sodale Bertolaso, così come ai rappresentanti degli enti locali di Terra di Lavoro, aver consentito, senza colpo ferire se non quello di alzare il prezzo delle compensazioni che, comunque non arrivano, di allocare discariche, siti di stoccaggio, trasferenza, ecoballe e chi più ne ha più ne metta, in piena conurbazione fra policlinici, alberghi, uffici pubblici e residenze private o nelle aree agricole più fertili e produttive del pianeta (San Tammaro, Santa Maria La Fossa, Pastorano, Villa Literno, Marcianise, ecc., la cosiddetta Campania Felix). Tali territori, si ricorda, erano protetti da una legislazione comunitaria (violata dal governo) attraverso i marchi DOP, IGP, IGT, ecc.</p>
<p>Vale la pena ricordare che in provincia di Caserta esiste una superficie agraria utilizzata (SAU) di 107.000 ettari pari al 40,69% della sup. territoriale. Media reg. 43,27%) dove operano oltre 40.000 aziende agricole con un’estensione media aziendale di Ha 2,67 (Media reg. 3,6. Italia 7,4).</p>
<p>Nel territorio di Terra di Lavoro si producono:</p>
<p>·        17 Vini di cui 5 DOC e vari IGT</p>
<p>·        Mozzarella di bufala campana DOP</p>
<p>·        Mela Annurca Campana IGT</p>
<p>·        Castagna del vulcano di Roccamonfina</p>
<p>·        Formaggio Caso Peruto (esiste da oltre 2500 anni)</p>
<p>·        Formaggio Conciato Romano (si produce da oltre 2000 anni)</p>
<p>·        n. 2 olii extravergine di oliva con marchio IGT</p>
<p>·        n. 3 marchi famosi a livello mondiale per la produzione di acque minerali</p>
<p>La provincia di Caserta è fra le prime in Italia per la produzione di ciliegie, fragole e nettarine. Il patrimonio bufalino è costituito da oltre 160.000 capi pari a quasi il 50% del patrimonio nazionale mentre la mozzarella prodotta ogni giorno è circa 108.000 kg è pari al 25% della produzione nazionale. Il patrimonio bovino è pari a oltre 25.000 capi. Il nostro futuro è legato dunque all’agricoltura, alla filiera agro industriale, all’ambiente e al territorio. In qualche modo “condannati” alla qualità.</p>
<p>La questione del come si dovrebbe fare la bonifica, quindi, si sposa invitabilmente sul dove sono state fatte tali scelte. In un paese normale le aree appena indicate sarebbero state come minimo recintate, superprotette, poiché lì c’è la dispensa del nostro presente e le risposte al nostro futuro e dove si realizza la ricchezza di questa provincia. Ma la questione dell’agricoltura e del territorio della provincia di Caserta non stanno nell’agenda dei politici e di nessuna forza interessata. Politici interessati solamente ai consensi acritici di un popolo che aspetta ancora un “Salvatore” senza capire che la causa del nostro disastro o della nostra salvezza sono rappresentati da noi stessi.</p>
<p>Se le cose stanno così, la domanda da porsi è: “Dove stiamo andando? Qual è l’idea di sviluppo che la politica ha di questo territorio?”.</p>
<p>Mi viene di ricordare, a questo punto, un antico adagio indiano che dice: “Quando avrete abbattuto l&#8217;ultimo albero, quando avrete pescato l&#8217;ultimo pesce, quando avrete inquinato l&#8217;ultimo fiume, allora vi accorgerete che non si può mangiare il denaro”.</p>
<p>Giuseppe Messina</p>
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		<title>Settima riunione conferenza servizi: parere negativo contro ampliamento cava Cementir</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Aug 2009 10:06:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comunicato Stampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è tenuta oggi la settima riunione di una lunga conferenza di servizi per l’istanza del progetto di ampliamento di cava, nel comune di Maddaloni, presentato dalla ditta Cementir. La Cementir continua a collezionare pareri negativi, infatti l’avvocatura dello Stato si è espressa per l’inapplicabilità dell’art. 10 comma 10 delle norme di attuazione del piano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuta oggi la settima riunione di una lunga conferenza di servizi  per l’istanza del progetto di ampliamento di cava, nel comune di Maddaloni, presentato dalla ditta Cementir.   La Cementir continua a collezionare pareri negativi, infatti l’avvocatura dello Stato si è espressa per l’inapplicabilità dell’art. 10 comma 10 delle norme di attuazione del piano cave, ciò significa che nel caso in cui dovesse concedersi un ampliamento alla ditta, tale progetto ridimensionato deve rispettare il limite temporale di otto anni.</p>
<p>Un ulteriore ridimensionamento ci sarà anche per il completamento della  cava attiva che non potrà più prevedere escavazioni per realizzare la vasca di raccolta delle acque (profonda 10 metri) e interventi sul piazzale. Infatti la commissione regionale per il parere di valutazione di impatto ambientale ha obbligato la Cementir a intervenire esclusivamente per il completamento dei tre gradoni, da qui ne scaturisce un ridimensionamento di materiale da cavare ai fini della ricomposizione e dei tempi per l’ultimazione della cava attiva. In merito alla riclassificazione delle aree a rischio idrogeologico anche se l’autorità di bacino ha accolto favorevolmente lo studio e la richiesta di riclassificazione della Cementir, declassificando alcune aree, non potendo declassificare l’area a rischio elevato, il cui vincolo è inderogabile, si vanifica, quindi, il tentativo di individuare nelle zone declassificate  un area da concedere all’attività estrattiva essendo esse adiacenti alla R3 (zona ad elevato rischio idrogeologico). Assenti i rappresentante del comune di Maddaloni e della Provincia. Mentre erano presenti oltre ai rappresentati dello Stap foreste, autorità di bacino e soprintendenza anche l’ingegnere Maurizio Mazzotti per il comune di Caserta che ha ribadito l’importanza del nuovo policlinico e la necessità della contestualità dei tempi di chiusura della cava attiva con quelli dell’apertura del policlinico. La prossima riunione si terrà il 25 Settembre prossimo. A quella data si prevede un ulteriore chiarimento sulle particelle vincolate e il definitivo parere del dirigente  tecnico del comune di Maddaloni Vincenza Pellegrino  sul vicolo paesistico. In realtà lo stesso dirigente ha già espresso in maniera dettagliata il parere negativo attraverso la relazione 2650. La relazione volutamente non è stata trasmessa al genio civile dagli intestatari (sindaco, assessore all’ambiente, urbanistica e direttore generale) e dalla stessa dirigente tecnico, per tale motivo il genio civile ritiene  di non doverla considerare, nonostante ripetutamente i rappresentanti delle associazioni e comitati ne hanno chiesta l’acquisizione, anche sottoforma di proprie  osservazioni. Il dirigente tecnico comunale nel caso dovesse contraddirsi con questa relazione, ormai di dominio pubblico e all’attenzione della Magistratura dovrà spiegarci il motivo di tale ripensamento. Quindi nella prossima riunione del 25 settembre  Vincenza Pellegrino determinerà il destino del territorio di Maddaloni nel bene o nel male, con obiettività, coerenza e nel rispetto delle leggi o con una drastica riconsiderazione di tutto quanto da lei sottoscritto. La preannunciata assenza del responsabile provinciale non cambia quanto già ci ha anticipato il prefetto Biagio Giliberti e cioè che ai sensi di legge l’Ente si esprimerà con parere negativo a conferma di quanto già riportato nelle precedenti riunioni. Ed è proprio il diniego della Provincia e dello Stap Foreste che hanno spinto la Cementir a scadere nella presentazione di utopistici progetti di boschetti che verrebbero realizzati in cambio della revoca del vincolo di rimboschimento e quindi continuità all’attività estrattiva. Si conferma la presenza dei comitati e associazioni alla riunione di oggi. Alle associazioni e comitati si è affiancata la presenza del consigliere Luigi Bove,  diversamente alla Cementir si conciliava la presenza del consigliere Nicola Corbo, che ha partecipato a tutte le riunioni senza formalizzare alcuna osservazione .</p>
<p>Comitato Parco Cerasola e Centurano     Giovanna Maietta<br />
Comitato salute pubblica Maddaloni Michele  Venturino<br />
Comitato Per la vivibilità  di Maddaloni Antonio Cuomo<br />
Comitato di San Clemente Giovanni Murgia</p>
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		<title>La Commissione ambiente regionale dice No all&#8217;utilizzo delle cave per gli inceneritori</title>
		<link>http://www.vivocaserta.org/la-commissione-ambiente-regionale-dice-no-allutilizzo-delle-cave-per-gli-inceneritori/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 15:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comunicato Stampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La commissione ambiente regionale diffiderà l’assessore Walter Ganapini all’utilizzo dei cementifici per l’incenerimento di rifiuti. E’ questa la decisione, presa all’unanimità dai componenti della commissione ambiente permanente dopo aver ascoltato i rappresentanti dei comitati civici che avevano fatto richiesta di audizione. I presidenti del comitato del Parco Cerasola e Centurano, Giovanna Maietta, del comitato per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La commissione ambiente regionale diffiderà l’assessore Walter Ganapini all’utilizzo dei cementifici per l’incenerimento di rifiuti. E’ questa la decisione, presa all’unanimità dai componenti della commissione ambiente permanente dopo aver ascoltato i rappresentanti dei comitati civici che avevano fatto richiesta di audizione. </p>
<p>I presidenti del comitato del Parco Cerasola e Centurano, Giovanna Maietta, del comitato per la salute pubblica e del comitato vivibilità di Maddaloni, Michele Venturino e Antonio Cuomo hanno esposto  le motivazioni per le quali è addirittura improponibile l’incenerimento di rifiuti nei cementifici delle ditte Cementir e Moccia, facendo mettere agli atti un documento al quale hanno aderito numerose associazioni casertane.   </p>
<p>La commissione ambiente si è espressa in piena condivisione di quanto riportato dai rappresentanti dei comitati e provvederà ad inoltrare all’assessore all’ambiente regionale una lettera di diffida e una convocazione a presentarsi davanti alla commissione subito dopo la pausa estiva. </p>
<p>All’audizione di oggi (ieri per chi legge)  erano convocati oltre all’assessore Ganapini che non si è presentato, i sindaci di Caserta e Maddaloni, che non si sono preoccupati di inviare neanche un delegato, diversamente dal commissario prefettizio Biagio Giliberti, anche egli invitato, che ha delegato l’ingegnere Alfonso Pirone, il quale ha garantito che la Provincia provvederà alla revoca dell’autorizzazione all’incenerimento di rifiuti e che alla prossima conferenza di servizi sull’ampliamento di cava  sarà ribadito il parere negativo per il vincolo di rimboschimento. </p>
<p>Il prefetto Giliberti, informato da noi si è sempre mostrato attento e sensibile a questa grave problematica, agendo nella legalità e per la comunità. Una sensibilità che non può assolutamente appartenere ai sindaci di Caserta e Maddaloni che oltre a qualche proclamo a mezzo stampa non hanno mosso un dito per impedire che si procedesse con atti e accordi all’incenerimento di rifiuti negli obsoleti impianti Moccia e Cementir. Ci sono molti lati oscuri in questa vicenda e noi abbiamo fatto richiesta alla Commissione di chiarimento. </p>
<p>Di fronte a un pericolo di questa entità non ci si può limitare solo a dichiararsi contrario, bisogna attivarsi e accertarsi che non si utilizzino i cementifici come inceneritori di rifiuti. Ganipini il 21 Luglio scorso ha firmato un protocollo d’intesa con l’associazione dei cementieri per  incenerire i rifiuti. I cementifici a cui si fa riferimento sono l’italcementi di Pontecagnano, Cementir di Maddaloni e Moccia di Caserta. Tra le tre ditte, la Cementir già ha avviato le procedure per l’adeguamento dell’impianto all’incenerimento di rifiuti (non si capisce dal protocollo di quale tipologia), che noi presumiamo siano le famigerate balle rifiutate persino dall’inceneritore di Acerra e non certamente combustibile da rifiuti di qualità che non abbiamo e che probabilmente non avremo mai. </p>
<p>Già da Marzo del 2008 la Cementir aveva chiesto l’autorizzazione al trattamento di rifiuti nel cementificio, un autorizzazione che viene rilasciata dalla Provincia nell’aprile dello stesso anno e che oggi è in fase di revoca. La prima richiesta della Cementir appunto quella del marzo 2008 viene fatta in una conferenza di servizi alla quale partecipano, rappresentanti della provincia, del comune di Maddaloni, dell’Asl, dell’Arpac, dell’Università.  A gennaio di quest’anno la Cementir chiede l’affissione all’albo pretorio del comune di Maddaloni del progetto preliminare per la trasformazione del cementificio a inceneritore di rifiuti, quasi contestualmente inoltra richiesta di assoggettabilità di Valutazione di impatto ambientale alla Regione per l’incenerimento, istanza viene trasmessa anche al sindaco Farina. </p>
<p>Intanto l’assessore Ganapini inseriva gli impianti casertani nelle linee guida per l’aggiornamento del piano rifiuti regionale e allo stesso tempo negava e ammetteva a secondo del contesto in cui si trovava che si programmava l’incenerimento nei cementifici, accusandoci addirittura di creare allarmismo. Ora è chiaro che Ganapini dopo l’accordo con i cementieri non potrà negare con facilità e quando verrà chiamato dalla commissione ambiente regionale, dove saremo presenti anche noi dovrà spiegare per quale motivo si accanisce a voler definitivamente distruggere il territorio casertano, dove ha programmato 7 inceneritori individuati nelle centrali termoelettriche, di turbogas e cementifici.</p>
<p>Caserta 28 luglio 2009-07-28</p>
<p>Giovanna Maietta  &#8211; presidente comitato di quartiere di Parco Cerasola e Centurano</p>
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		<title>Maietta lancia l&#8217;allarme: rischio inceneritore nella Cava Cementir</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 07:59:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comunicato Stampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cementir di Maddaloni, incenerimento di rifiuti nel cementificio. La Cementir non mollerà. Vuole cavare e incenerire rifiuti nel cementificio. E con l’avvallo di dirigenti e politici sta proseguendo in tal senso. E’ per questo motivo che abbiamo inoltrato alla commissione ambiente regionale una richiesta di audizione, fissata per martedì prossimo.  In quella sede tenteremo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 1ex;">
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<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Cementir di Maddaloni,  incenerimento di rifiuti nel cementificio. La Cementir non mollerà.  Vuole cavare e incenerire rifiuti nel cementificio. E con l’avvallo  di dirigenti e politici sta proseguendo in tal senso. E’ per questo  motivo che abbiamo inoltrato alla commissione ambiente regionale una  richiesta di audizione, fissata per martedì prossimo.  In quella  sede tenteremo di far comprendere ai rappresentanti istituzionali che  l’assessore Ganapini in linea con quanto sta facendo il sindaco di  Maddaloni per l’ampliamento, sta decretando la distruzione del nostro  territorio. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">E se da un lato il sindaco Farina firma la convenzione per  l’ampliamento di cava, a livello regionale l’assessore della giunta  Bassolino  ha firmato un accordo di programma per consentire l’utilizzo  dei cementifici casertani ad incenerire rifiuti. Tale atto secondo l’assessore  ambientalista, probabilmente capro espiatorio di un sistema consolidato,  “è in linea con il protocollo di Kyoto per l’abbattimento di emissioni  di gas nell’aria”. La Cementir già agli inizi dell’anno presentava  al Comune di Maddaloni il progetto preliminare per l’adeguamento dell’impianto  e la richiesta di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale  alla Regione. Il sindaco Farina, come l’ex amministrazione provinciale  si dichiararono contro il trattamento di rifiuti nella cementeria. Intanto  la Provincia aveva già autorizzato l’incenerimento e la Regione indicava  quali inceneritori,  attraverso le linee guida per l’adeguamento del  piano regionale dei rifiuti, i due cementifici di Caserta e Maddaloni,  mentre Farina smentendo persino il consiglio comunale e sostituendosi  al proprio dirigente tecnico cercava di spianare la strada alla Cementir  per l’attività di cava. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Ora è chiaro che l’estrazione e l’incenerimento  sono interventi contestuali e che l’uno non esclude l’altro, contrariamente  a come va dicendo qualche consigliere comunale di Maddaloni che vuole  far credere ai maddalonesi  che se non si concede l’ampliamento  di cava, la Cementir brucerà rifiuti.  Non possono farci credere che  l’autorizzazione della Provincia al trattamento di rifiuti nel cementificio  sia casuale, non possiamo credere che l’inerzia del sindaco di Maddaloni  nel contestare l’operazione rifiuti sia casuale, non possiamo credere  che Ganapini sia l’unico interessato a tale intervento.  Intanto il  lasciapassare della Provincia di De Franciscis alla Cementir rimane  sospeso, ma risulta non revocato.  Non si capisce per quale motivo  la revoca del provvedimento che autorizzava la Cementir a incenerire  rifiuti non è ancora avvenuta. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Come non si capisce per quale motivo,  quando si tratta di cave, cementifici e parco urbano, non si applica  la continuità amministrativa e tergiversando ci si nasconde dietro  l’alibi della  mancata delega e allo stesso tempo non ci si preoccupa  di informare l’attuale gestore dell’ente Provincia.  E proprio  in merito alla mancata revoca  abbiamo avuto un incontro con il Commissario  Prefettizio. Il Prefetto Giliberti già a seguito dell’incontro precedente  aveva provveduto a delegare il rappresentante provinciale a partecipare  alle riunioni di conferenza di servizi per l’ampliamento dell’attività  estrattiva. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Il Commissario ha dimostrato grande sensibilità alla problematica  cave e cementifici e questo ci fa ben sperare che in tempi brevi si  provveda anche alla revoca dell’autorizzazione al trattamento di rifiuti.  Intanto con i nostri legali, attraverso i quali già avevamo diffidato  Ganapini, provvederemo a porre in essere qualsiasi azione di contrasto  all’ampliamento e all’incenerimento. Vorremmo ricordare all’assessore  Ganapini e a tutti gli assertori di tale operazione la vicenda giudiziaria  di Colleferro dove nell’inceneritore furono bruciati rifiuti non a  norma, proveniente nella maggior parte dalla nostra regione . Ganapini  e la Cementir dovranno spiegarci in che modo contribuiscono a risolvere  l’emergenza e che tipo di rifiuti di fatto, vogliono bruciare.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Giovanna Maietta</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Presidente Comitato  di Quartiere Parco Cerasola e Centurano</span></p>
</div>
</div>
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		<title>Documento congiunto associazioni sulla delocalizzazione delle Cave Moccia</title>
		<link>http://www.vivocaserta.org/documento-congiunto-associazioni-sulla-delocalizzazione-delle-cave-moccia/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 13:32:50 +0000</pubDate>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.vivocaserta.org/?p=1372</guid>
		<description><![CDATA[Riportiamo il documento integrale delle associazioni sulla delocalizzazione delle Cave Moccia firmato dai rappresentanti dei Comitati di San Clemente, Comitato salute pubblica di Maddaloni, Comitato Vivibilità di Maddaloni, Legambiente,  L’associazione Terra Nostra,  il CO.AS.CA (coordinamento associazioni casertane), l’ASPPI (associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari) Co. Em. R. (comitato emergenza rifiuti), LIPU (lega italiana protezione uccelli), Comitato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riportiamo il documento integrale delle associazioni sulla delocalizzazione delle Cave Moccia firmato dai <span style="font-family: Calibri; font-size: small;">rappresentanti  dei Comitati di San Clemente,  Comitato salute pubblica di Maddaloni,  Comitato Vivibilità di Maddaloni, Legambiente,  L’associazione  Terra Nostra,  il CO.AS.CA (coordinamento associazioni casertane),  l’ASPPI (associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari) Co.  Em. R. (comitato emergenza rifiuti), LIPU (lega italiana protezione  uccelli), Comitato delle due Sicilia.</span></p>
<h1><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><strong>VivoCaserta appoggia in pieno il documento.</strong></span></h1>
<p align="justify"><strong>Conferenza di servizi  13 Luglio, “Progetto di delocalizzazione di cava e cementificio della  società Moccia-Buzzi” </strong></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">La sottoscritta, Giovanna  Maietta, nella qualità di rappresentante di: Legambiente, del  Comitato di Quartiere di Parco Cerasola e di Centurano, dell’Asppi  (Associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari) </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">I sottoscritti rappresentanti  dei Comitati di San Clemente,  Comitato salute pubblica di Maddaloni,  Comitato Vivibilità di Maddaloni, Legambiente,  L’associazione  Terra Nostra,  il CO.AS.CA (coordinamento associazioni casertane),  l’ASPPI (associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari) Co.  Em. R. (comitato emergenza rifiuti), LIPU (lega italiana protezione  uccelli), Comitato delle due Siciliae, espongono quanto segue:</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><strong>PREMESSO CHE:</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><strong>L’art. 28 delle  N.d.A. del PRAE classifica l’area di cava della ditta cementi Moccia  ZCR C2.</strong> I commi 1, 2, 3, dell’art. 28 sanciscono che: </span></p>
<ul type="DISC">
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">le zone altamente critiche    (ZAC) sono aree di crisi costituite da porzioni del territorio in cui    sono venute meno le condizioni di sostenibilità ambientale che comprendono    cave per le quali è prevista la dismissione controllata dell’attività    estrattiva da attuarsi entro il termine di scadenza dell’autorizzazione,    comunque, entro il termine massimo di 24 mesi a decorrere dalla data    di entrata in vigore del PRAE. Tale termine al fine di conseguire una    più graduale dismissione potrà essere prorogato, dal competente dirigente    regionale, per non più di anni 3, previa valutazione.</span></li>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Le zone altamente critiche    presentano tutti gli elementi propri delle aree di crisi e le ulteriori    seguenti caratteristiche:</span></li>
</ul>
<ul>
<li>
<ol type="1">
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><strong>Elevata concentrazione    di cave attive di notevole dimensione in ambito ristretto</strong></span></li>
</ol>
<ol type="1">
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><strong>Contiguità    o prossimità della cava ai centri o ai nuclei abitati e/o alle zone    vincolate</strong></span></li>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><strong>Impatto percettivo e    degrado paesaggistico visibile anche da lunga distanza</strong></span></li>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><strong>Paesaggio fortemente    destrutturato e degradato</strong></span></li>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><strong>Compresenza di elementi    paesaggistici di particolare pregio</strong></span></li>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><strong>Superamento dei limiti    di sostenibilità ambientale</strong></span></li>
</ol>
</li>
</ul>
<ul type="DISC">
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Il PRAE individua nel territorio    della Regione Campania, il primo gruppo di zone altamente critiche     (la cava Santa Rosalia rientra pienamente in questo gruppo), per le    quali è disposta la dismissione dell’attività estrattiva e l’esecuzione    di tutti gli interventi necessari per la riqualificazione ambientale    del sito entro il termine di scadenza dell’autorizzazione rilasciata    e, inderogabilmente, entro il termine di 24 mesi dalla entrata in vigore    del PRAE.</span></li>
</ul>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Vale la pena, preliminarmente,  ricordare che l’area in cui insistono cava e cementificio della ditta  Moccia presenta queste caratteristiche, alcune delle quali, preesistenti  all’insediamento degli impianti. <strong>Le affermazioni di chi vuole accreditare  nella periferia orientale di Caserta, infatti, l’azzardo di costruzioni  posteriori all’installarsi delle cave sono clamorosamente false.</strong> Caserta è in realtà una città policentrica, sviluppatasi su 22 frazioni  storiche, veri e propri villaggi e/o casali che esistevano prima della  città vanvitelliana e del villaggio Torre. Basti pensare che San Clemente  è menzionata dalla Bolla del Vescovo Sennete nel 1100 e dal Papa Alessandro  III da Siena nell’attribuzione di chiese e proprietà al  vescovo  Porfirio. Risalendo nel tempo possiamo dire che San Clemente sorge su  parte dell’antica Calazia di cui serba il ricordo nel toponomastico  di via Galatina. Esistono, d’altra parte, insediamenti illustri che  testimoniano dell’antichità della formazione comunitaria san clementese  come per le altre frazioni. Il palazzo Daniele, proprietà dell’omonimo  e illustre studioso casertano, ospitò un museo d’iscrizione epigrafiche  rinvenute nel giacimento archeologico locale. Calazia era una delle  più importanti città della Campania Felix e anche dopo la distruzione  della civitas persisté un insediamento notevole che nel 1700 contava  un migliaio di persone e aveva finanche una farmacia. Intorno alle chiese  del borgo antico si stratificarono costruzioni familiari di vario tipo  ma con prevalenza di case curtensi trasformate nel tempo in abitazioni  civili. Dall’altro lato della cintura pedemontana, Centurano richiama  una centuriazione romana ed evoca presenze legionarie al confine con  il Sannio ma, senza spingerci così lontano, sappiamo che la chiesa  di Santa Lucia era parte di un complesso conventuale del 1500 mentre  la villa dei nobili Pierantoni era frequentata dalla scrittrice Matilde  Serao. Intorno alle costruzioni patrizie si sono levate le case della  gente comune, un borgo descritto con vivacità nell’opera dell’intellettuale  napoletana e direttrice de Il Mattino. Antichi Casali come Garzano,  Tuoro, Casolla custodiscono memorie e monumenti illustri come la chiesa  di San Rufo e il complesso benedettino di San Pietro ad Montes.   Si è alla presenza di costruzioni dell’epoca medievale che sono radicate  nel tessuto cittadino e nel paesaggio nonostante gli stravolgimenti  e le speculazioni edilizie che, insieme alle attività estrattive e  ai cementifici hanno prodotto profonde ferite al territorio e danni  all’ambiente.   Affermare che gli opifici industriali del  cemento e le cave siano antecedenti a tutto questo patrimonio culturale  e sociale non solo è falso ma addirittura antistorico</span><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;">. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Nel 2004 La cava e  il cementifico della Cementi Moccia furono sequestrati dalla Procura  di santa Maria Capua Vetere  per varie difformità. In seguito  cementificio e cava furono dissequestrati con un provvedimento che obbligava  inizialmente il rispetto di determinate condizioni poi modificato e  integrato svincolando gran parte del versante di cava. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><strong>CONSIDERATO CHE:</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Nel giugno del 2006  è entrato in vigore il Piano regionale delle attività estrattive che,  classificando l’area zona altamente critica, ne obbligava la ricomposizione  ambientale e la riqualificazione del sito di cava dismesso, da effettuarsi  entro il temine perentorio di 2 più tre anni di proroga a partire dall’entrata  in vigore del PRAE.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><strong>L’art. 89 al comma  16 delle N.d.A. del PRAE richiama la scadenza delle autorizzazioni rilasciate  ai sensi della legge 54/85 il cui termine già  prorogato più volte era da ritenersi perentoriamente fissato al 31  Marzo 2007.</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Nonostante tale obbligatoria  scadenza le autorizzazioni vengono prorogate con decreti dirigenziali  e atti d’ufficio. Provvedimenti impugnati dinanzi al tribunale amministrativo  di Napoli dai comitati e associazioni di Caserta perché ritenuti illegittimi,  in quanto l’organo competente al rilascio di proroghe non poteva essere  il dirigente del Genio Civile di Caserta.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Il 16 ottobre 2006  la Cementi  Moccia presenta un progetto di dismissione della cava  Santa Rosalia che prevede sia la cosiddetta ricomposizione ambientale  sia la riqualificazione dell’area dismessa. Il progetto di ricomposizione  è approvato il 28 luglio 2008 e prevede un ingente quantitativo di  materiale da estrarre, circa 1.600.000 mc che si sommano alle volumetrie  estratte nel periodo precedente all’approvazione del piano. <strong>Il  progetto dovrà ultimarsi obbligatoriamente entro il 30 giugno 2011.</strong> Il materiale di calcare approvato nel progetto sommato a quello estratto  negli anni precedenti dimostra che la ditta Moccia ha svolto un’attività  estrattiva finalizzata ad alimentare l’impianto di cementificio e  che, tranne le evidente e spoglie gradonature realizzate con un notevole  arretramento dei fronti di cava, non ha assolutamente ricomposto la  montagna che risulta all’impatto visivo notevolmente degradata. Ciò  in netta violazione dell’art.9 della legge regionale sulle attività  estrattive che impone la contestuale ricomposizione all’attività  estrattiva. Questa circostanza, però non è sembrata importante agli  occhi di chi avrebbe l’obbligo di vigilare, prevenire e reprimere.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">La ditta Moccia opera  in San Clemente da circa mezzo secolo e si insediò nella frazione in  vicinanza di abitati già esistenti e di una popolazione che oggi rappresenta  il casertano d’origine essendo vissuta in San clemente da generazioni.  Molti edifici della zona da sempre abitati sono assoggettati al vincolo  architettonico. All’epoca probabilmente la totale mancanza di considerazione  della popolazione che vivevano a ridosso dei colli Tifatini e delle  autorità accondiscendenti e indifferenti al progetto vanvitelliano  e agli insediamenti borbonici, hanno consentito l’insediamento di  industrie insalubri di prima classe e di numerosi siti di cava che hanno  operato in maniera selvaggia e troppo spesso abusiva in assoluta assenza  di controlli e di prevenzione di qualsiasi danno al paesaggio, all’ambiente  e alla salubrità dell’aria, alla vivibilità e alla salute dei cittadini  e delle produzioni agricole e zootecniche. Nemmeno cinquant’anni fa  poteva realizzarsi un cementificio in San Clemente, ma i cittadini del  capoluogo di provincia sono stati sacrificati all’industria del cemento  prodotto da ben due cementifici che hanno fagocitato i nostri rigogliosi  colli Tifatini. L’arroganza di questi “imprenditori” è arrivata,  come si è in precedenza ricordato, persino ad uno stravolgimento della  storia delle  origini delle frazioni casertane, infatti l’ espressioni  più ricorrenti è la seguente: “Le cave esistevano prima delle case”,  affermazioni dettate oltre che da un interesse privato anche dall’ignoranza  dei fatti storici del popolo casertano che si insediò, come si è detto,  alle pendici dei colli Tifatini in epoca preromana.  Ebbene questa  frase riassume un modo di pensare che non può appartenere a chi rispetta  il territorio, l’ambiente e la propria gente. Il popolo casertano  con le proprie dimore esisteva prima delle cave e cementifici, ma prima  ancora dell’uomo esistevano colli che sono scomparsi.  <strong>Noi  non abbiamo mai avuto un cementificio distante di 10 KM dalle case,  forse neanche di 10 metri.</strong> <strong>Non abbiamo mai avuto un piano cave.  Non abbiamo mai avuto un settore di controllo competente. Non abbiamo  mai avuto strade costruite dai cavaioli. Non abbiamo incassato neanche  la metà dei contributi che obbligatoriamente  i cavaioli avrebbero dovuto versare ai comuni.  Le nostre cave  e cementifici sono state una risorsa solo per questi  “imprenditori” e una distruzione per il nostro territorio.</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Per gli imprenditori  di cava i termini Valutazione di Impatto Ambientale non esistono. Essi  operano in virtù della dismissione che è diventato l’alibi della  tolleranza generale. Essi non si sono mai adeguati alla normativa vigente  e mai si adegueranno o potranno adeguarsi. L’impianto Moccia è un  rumoroso carroccio che si ingolfa continuamente sputando fumo soprattutto  quando può confondersi con le nuvole.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Subire per decenni  un transito di camion che ha portato con sé bambini ammazzati e pezzi  di case nel cuore della frazione di Centurano, vivere sotto lo scoppio  delle mine in case tremolanti e lesionate, respirare polveri di cave  e cementifici fino a vedersi la gola sanguinare, ed essere lasciati  soli di fronte al potere economico non può classificarsi privilegiati  o cittadini di serie A. Ci saremmo sentiti tali se fossimo stati spettatori  di uno scempio e non l’avessimo vissuto sulla nostra pelle. In questo  senso respingiamo con forza alcune gravi insinuazioni avanzate da cittadini  della provincia in queste settimane.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Decenni di denunce  fino ad arrivare ad un sequestro che non ci avrebbe restituito nulla  ma almeno ci ha dato un segnale di giustizia. Un sequestro che si è  indebolito negli anni mentre si svolgeva il più importante processo  degli ultimi tempi. Un processo che ha partorito una sentenza assurda  e non credibile che sembra legittimare ogni sorta di abuso. Ma la questione  è ben lontana dall’essere archiviata e tutto il movimento della società  civile casertana e delle associazioni ambientaliste sono costituite  in quel processo che vedrà la fase di appello nel tribunale di Napoli.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><strong>PRESO ATTO CHE:</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><strong>A Caserta e  Maddaloni i cavaioli sono stati esentati dalla valutazioni di impatto  ambientale e dagli adeguamenti alle direttive comunitarie.</strong> Nella  risposta a una nostra interrogazione alla commissione ambiente europea,  Stravros Dimas, il 16 dicembre 2008, afferma, infatti: “In base alle  più recenti informazioni pervenute alla Commissione ambiente, <strong>agli  impianti Moccia spa e Cementir srl non  è stata ancora concessa un’autorizzazione integrata rilasciata a  norma della direttiva IPPC”.</strong> La direttiva IPPC è applicata per  la riduzione integrata e la prevenzione dell’inquinamento, ad essa  si aggiungono le norme relative alla qualità dell’aria. Gli impianti  insistenti nel territorio di Caserta e Maddaloni si sarebbero dovuti  adeguare alla normativa comunitaria già entro il 30 ottobre 2007. Al  16 dicembre 2008 gli impianti di cementificio non risultavano adeguati  all’IPPC come non risultavano azioni intraprese per conformarsi ai  valori limite dell’inquinamento atmosferico. I dati rilevati negli  anni 2005, 2006, 2007 rilevano, infatti, superamenti dei valori limite  del particolato pm10.  I dati Ispra APAT 2008 confermano questo  superamento.  Il 26 gennaio 2009 l’ASL CE1 trasmette ai sindaci  di Maddaloni e di Caserta la relazione dei dati rilevati dall’agenzia  ministeriale.  La relazione riferisce che <strong>la  “qualità dell’aria nella zona di Caserta ha risentito di frequenti  superamenti limite di legge stabilito per l’inquinante PM10</strong> (circa  il doppio di quelli ammessi dalla normativa vigente, il DM 60/2002,  che sono al massimo 35)”. Già dal 27 settembre al 8 ottobre l’ARPAC  attraverso il CRIA aveva provveduto attraverso una stazione mobile al  rilevamento di tutti gli agenti inquinanti in località Centurano e  San Clemente nell’area circostante al cementificio Moccia. In dodici  giorni di monitoraggio dove non si rilevavano superamenti di altri inquinanti,  per ben due volte il PM10 sono oltre i parametri di riferimento.   Facendo un calcolo approssimativo si confermano superamenti annui di  circa il doppio. E in riferimento a San Clemente si può affermare che  l’inquinamento delle PM10 è causato dal cementificio Moccia non essendo  stati rilevati superamenti  di ossidi di azoto, biossido di zolfo,  monossido di carbonio e biossido di azoto.  Un cementificio che  andrebbe a realizzarsi nel luogo idoneo non potrebbe non essere sottoposto  sia alla normativa che consenta la costruzione sia a quella di controllo  e abbattimento dell’inquinamento a cui devono sottostare tali industrie  classificate insalubri di prima classe per la pericolosità a cui espongono  la salute pubblica in caso di mancato adeguamento normativo cosi come  è avvenuto a Caserta e Maddaloni e continua a persistere. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><strong>RILEVATO CHE:</strong></span></p>
<ul type="DISC">
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Il testo unico delle leggi    sanitarie (Regio decreto 27 Luglio 1934, n. 1265 )<a name="0.1_inizio"></a><strong> </strong> <a name="0.1_216"></a>all’ art. 216 capo III, riporta quanto segue</span><span style="font-family: Tahoma; font-size: x-small;">: “Le manifatture o fabbriche che producono    vapori, gas o altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro    modo pericolose alla salute degli abitanti sono indicate in un elenco    diviso in due classi. La prima classe comprende quelle che debbono essere    isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni; la seconda,    quelle che esigono speciali cautele per la incolumità del vicinato”.</span></li>
</ul>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Nell’</span><a href="http://www.bosettiegatti.com/info/norme/statali/1994_dm0509.htm" target="_blank"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">elenco, compilato dal Consiglio Superiore di  Sanità, è approvato dal Ministro per l&#8217;interno, sentito il Ministro  per le corporazioni</span></a><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">, <a name="0.1_217"></a> s’inseriscono anche i cementifici. Da qui si evince che questi impianti  non solo sono incompatibili con strutture pubbliche e sanitarie ma assolutamente  non possono insistere nei centri abitati in quanto pericolose per la  salute pubblica. <strong>Com’è stato possibile consentire in violazione  del suddetto regio decreto l’insediamento di due industrie insalubri  nelle storiche frazioni casertane e nell’antica Maddaloni?</strong></span></p>
<ul type="DISC">
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Gli inadeguati opifici di    Casera e Maddaloni oltre all’inquinamento atmosferico e del suolo,    provocano inquinamento acustico, in quanto non si sono mai conformati    alla </span><a href="http://europa.eu.int/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi%21celexapi%21prod%21CELEXnumdoc&amp;lg=IT&amp;numdoc=32002L0049&amp;model=guichett" target="_blank"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">dirett</span></a><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">iva 2002/49/CE del 25 giugno 2002, relativa    alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale;  e direttiva    europea sul rumore ambientale, proposta COM (2000) 468 definitivo &#8211;    2000/0194 (COD), presentata dalla Commissione nel luglio 2000.</span></li>
<li><a href="http://www.apat.gov.it/site/_Files/Leggi/Legge_447_95.pdf" target="_blank"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">La Legge Quadro    n.447 del 26/10/1995</span></a><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"> &#8211; sull&#8217;inquinamento    acustico &#8211; stabilisce i principi fondamentali in materia di tutela dell&#8217;ambiente    esterno e dell&#8217;ambiente abitativo dal rumore, ai sensi e per gli effetti    dell&#8217;articolo 117 della Costituzione. </span></li>
<li><a href="http://www.apat.gov.it/site/_Files/Leggi/DPCM_14_11_97.pdf" target="_blank"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">DPCM</span></a><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"> , (Decreto del Presidente del Consiglio dei    Ministri) del 14/11/1997 &#8211; &#8220;Determinazione dei valori limite delle    sorgenti sonore&#8221; riporta i diversi valori limite  nelle tabelle    A, B e C. </span></li>
</ul>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Il valore limite delle  aree residenziali è di 50 decibel nelle ore diurne e 40 nelle  ore notturne, tale parametro risulta costantemente superato dagli impianti  delle ditte Moccia e Cementir.</span></p>
<ul type="DISC">
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">L’articolo 79 della Legge    Regionale n.1 del 30 Gennaio 2008 annulla il comma 15 dell’art. 28    del PRAE, ma non la possibilità di delocalizzazione nelle aree di riserva    cosi come confermato dal comma 12 art. 28 delle N.d.A. del PRAE e dai    commi 18 e 19 art.28 delle n.d.a del PRAE.</span></li>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Il comma 12 dell’art.28    delle n.d.a. del PRAE pur consentendo la possibilità di delocalizzazione    della cava, confermata nelle aree di riserva ai commi 18 e 19 art. 28    delle N.d.A del PRAE non obbliga tale delocalizzazione, diversamente    i commi 1, 2, 3 art.28 delle nda del PRAE obbligano la dismissione della    cava perentoriamente entro il 30 Giugno 2011 cosi come confermato nel    decreto di approvazione del piano di dismissione del 28 Luglio 2008.</span></li>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">La legge Regionale 14/08    successiva all’approvazione del programma di dismissione della cava    Santa Rosalia, rafforza il concetto di criticità dell’area casertana    oggetto di escavazione incontrollata. E in tal senso conferma il vincolo    di ricomposizione ambientale esteso anche alle aree di crisi anticipando    il termine di scadenza di tale intervento al 30 giugno 2010.</span></li>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">La delibera di giunta regionale    1500 del 18 settembre 2008 sancisce, seppur attraverso le procedure    di delocalizzazione, la necessità e l’obbligo della dismissione di    cava e cementificio Moccia nel comune di Caserta. </span></li>
</ul>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Nella preliminare conferenza  di servizi di delocalizzazione della cava, alcune associazioni casertane  presentavano osservazioni in merito, sostenendo che l’attività estrattiva  nelle aree di riserva dovesse svolgersi successivamente e ad esaurimento  delle aree suscettibili di nuove estrazioni. A seguito di queste osservazioni  il presidente della conferenza (dirigente del genio civile Vincenzo  Di Muoio) in sede di riunione, ha chiarito richiamando il PRAE, che  la delocalizzazione nelle  aree di riserva può avvenire contestualmente  alle aree suscettibili di nuove estrazioni. Tale chiarimento è ribadito  nel rispetto del PRAE anche nella citata delibera 1500. Nelle osservazioni  presentate si evidenziava inoltre il mancato coinvolgimento di tutte  le parti sociali, diversamente avvenuto nell’attuale conferenza di  servizi per la delocalizzazione. Inoltre <strong>si confermava l’obbligo  e la necessità della dismissione di cava e cementificio in San Clemente.</strong> Si indicavano una serie di condizioni da rispettare per l’eventuale  delocalizzazione che non si riteneva dover essere necessariamente Pietravairano  . Tali condizioni sicuramente non possono sussistere nel territorio  casertano.  Si è addirittura sottoposto all’attenzione degli enti  decisori una proposta alternativa a Pietravairano  nel tentativo  di liberare Caserta e provincia da una vera e propria piaga, ritenendo  a prescindere dal fabbisogno conteggiato dal recente piano delle attività  estrattive che la nostra provincia ha pagato il prezzo più alto per  l’estrazione di calcare di tutta la regione Campania. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">La delibera dell’assessorato  all’ambiente n.763 del 13 novembre 2003 che rappresenta uno degli  atti con cui si decide la realizzazione del nuovo Policlinico nel comune  di Caserta, rileva l’incompatibilità della struttura sanitaria con  le attività estrattive. <strong>Il polo ospedaliero  è in avanzata costruzione e rappresenta  un’inconfutabile struttura di interesse pubblico di tutta la provincia  di Caserta , oltre che un volano per lo sviluppo economico del   capoluogo di provincia.</strong> La storia del policlinico nasce circa 18  anni fa. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Antonio Ruberti, iscritto  al Partito Socialista Italiano, è ministro dell’Università del settimo  governo di Giulio Andreotti. Il 4 giugno 1991, sulla Gazzetta ufficiale  numero 129, viene pubblicato un decreto che ha firmato poco più di  due mesi prima, il 25 marzo. L’intestazione è <em>Istituzione della  seconda Università di Napoli.</em> E, all’articolo 1, recita così:  «A decorrere dall’anno accademico 1992-1993 è istituita la Seconda  università di Napoli, la cui localizzazione è individuata sulla direttrice  Caserta-Capua-Nola». L’8 agosto 1992, su un’altra Gazzetta ufficiale  (la numero 186), verrà invece pubblicato il decreto del presidente  della Repubblica Francesco Cossiga. È il documento che — all’articolo  1 — «alloca» la struttura universitaria di medicina a Caserta. La  decisione conferma il via libera che era già arrivato dal Consiglio  dei Ministri il 24 aprile precedente.</span></p>
<p align="center"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><strong>PER TUTTO QUANTO  PREMESSO E CONSIDERATO</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">per tutte le azioni  intraprese, per il riconosciuto ruolo pubblico e di interessi diffusi  e sociale che rivestono i sottoscritti rappresentanti dei comitati e  associazioni di Caserta e per la criticità in cui versa il territorio  di Caserta e Maddaloni già oggetto di incontrollata attività estrattiva  e diffusa illegalità che hanno generato uno squilibrio nel microclima,  disagi alla vivibilità urbana, distruzione del paesaggio e del sistema  collinare dei monti Tifatini, per la presenza di attività incompatibili  con l’attività estrattiva e di industrie insalubri quali i cementifici,  per l’ormai prossima apertura del policlinico universitario, per il  diffuso degrado esistente sul territorio, per la presenza diffusa di  milioni di tonnellate di rifiuti, per le emissioni e quant’altro tali  attività hanno reso invivibile e incompatibile tali attività con la  quotidianità e l’obbligatorietà alla tutela della salute pubblica,  al diritto alla salubrità dell’aria, al diritto ad una vita tranquilla  e senza molestie,i comitati e le associazioni in epigrafe indicati</span></p>
<p align="center"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><strong>SI DICHIARANO</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">favorevoli alla chiusura  e/o alla delocalizzazione di cava e cementificio Moccia spa in un luogo  che sia ritenuto idoneo ai sensi della normativa vigente e, nelle more,  alla immediata  chiusura degli impianti in considerazione delle violazioni  sopra ricordate e  di avviare, senza indugio, alla ricomposizione  ambientale senza possibilità di vendita o trasformazione di materiale  ma al solo unico scopo di tentare un minimo di risarcimento ad un ambiente  gravemente violentato.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">In ordine alla proposta  di delocalizzare il cementifico Moccia nel comune di Pietravairano si  rinvia all’allegato documento tecnico del 17 luglio 2007 elaborato  da Legambiente e fatto proprio in questa sede che si intende acquisito  e parte integrante e sostanziale del presente atto.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Comitato di Quartiere  Parco Cerasola -  Centurano                    Giovanna Maietta</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Comitato civico di  San Clemente                                                  Giovanni Murgia </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">LEGAMBIENTE Caserta                                                                  Leopoldo Coleti</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">CO. AS. CA.  (coordinamento  associazioni casertane)                  Anna Giordano</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Associazione   “Terra Nostra”                                                        Pasquale Costagliola</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Comitato Salute Pubblica  di Maddaloni                                        Michele Venturino</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Comitato vivibilità  Maddaloni                                                       Antonio Cuomo</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Comitato delle Due  Sicilie                                                              Fiore Marro</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">ASPPI (associazione  sindacale piccoli proprietari immobiliari)   Gianfranco Tedesco</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Co. Em. R. (Comitato  emergenza rifiuti)                                       Antonio Roano </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">LIPU (Lega italiana  protezione uccelli)                                          Matteo Palmisani </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Associazione Medici  per l’Ambiente                                              Gaetano Rivezzi</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">WWF Caserta                                                                                   Raffaele Lauria</span><a name="0.1_graphic02"></a><a name="0.1__PictureBullets"></a><span style="font-family: Times New Roman; font-size: x-small;"><img src="http://mail.google.com/mail/?name=d33be9805ff33117.jpg&amp;attid=0.1&amp;disp=vahi&amp;view=att&amp;th=1227433442d2c9d1" alt="Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine." width="1" height="1" /> </span></p>
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		<title>Maietta, Cave: sesta riunione conferenza di servizi, muro contro muro per l&#8217;ampliamento</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 07:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comunicato Stampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pimo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[cave]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo alla sesta riunione di una travagliata conferenza di servizi ormai fuori termine ai sensi della legge 241/90 e che probabilmente non si sarebbe dovuta neanche fare. Nonostante il perseverante atteggiamento a scaricabarile di alcuni Enti decisori le varie argomentazioni si orientano verso un diniego al progetto preliminare della Cementir che prevede un’ampia superficie di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vivocaserta.org/wp-content/uploads/2008/12/cave2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1180" title="cave2" src="http://www.vivocaserta.org/wp-content/uploads/2008/12/cave2.jpg" alt="cave2" width="300" height="140" /></a>Siamo alla sesta riunione di una travagliata conferenza di servizi ormai fuori termine ai sensi della legge 241/90 e che probabilmente non si sarebbe dovuta neanche fare. Nonostante il perseverante atteggiamento a scaricabarile di alcuni Enti decisori le varie argomentazioni si orientano verso un diniego al progetto preliminare della Cementir che prevede un’ampia superficie di estrazione.</p>
<p><strong>Michele Magliocca </strong>rappresentante dello STAP foreste ha in maniera incisiva confermato che gran parte dell’area è gravata dal vincolo di rimboschimento,  il quale impedisce qualsiasi attività.</p>
<p>Dalle affermazioni del <strong>dirigente tecnico del comune di Maddaloni Vincenza Pellegrino</strong>, che si è presentata alla riunione senza essere accompagnata dal sindaco Farina, convinto assertore dell’ampliamento,  si presuppone che ci sia un parere negativo di conferma del comune di Maddaloni a causa dell’irremovibile vincolo paesaggistico che interessa gran parte dell’area.</p>
<p>I rappresentanti della <strong>Soprintendenza Buonomo e Frattolillo</strong> pur ritenendo di dover fare degli approfondimenti  sembrano confermare il parere negativo.  Nessun riscontro dalla direzione regionale del genio civile che aveva incaricato l’avvocatura dello Stato di interpretare un articolo del piano cave che non prevede limiti temporali. La Cementir chiedeva l’applicazione di questo articolo pur non essendosi consorziata con altre ditte.</p>
<p>Dopo il solito contrasto sulle particelle percorse da incendi, finalmente si è chiarito che la cartografia di inquadramento riporta tutte le particelle. Quindi conferma di tutti i vincoli ma nessun esplicito diniego. Gli Enti sembrano assumere una atteggiamento di estrema cautela in relazione alla rilevanza della decisione che dovranno prendere.</p>
<p>La riunione per la maggior parte del tempo ha visto protagonisti i <strong>rappresentanti della Cementir</strong> che con dei progettino di piantumazione di alberelli vorrebbero farci credere che al posto della cava sorgerà un bel parco verde con giochini per bambini. Peccato che i nostri figli per giocare rischiano di ammalarsi respirando polveri sottili di cava e cementificio. Dopo<strong> l’arrampicarsi sugli specchi </strong>della Cementir le cui capacità di ricomposizioni ambientali sono ben visibili, c’è stata la reazione dei comitati torturati dalla solita noiosa nenia della Cementir che rinverdirà le brulle montagne di Maddaloni. La conferenza si è aggiornata al 5 Agosto.</p>
<p>Intanto si affievolisce l’immotivato  risentimento dei lavoratori nei confronti dei comitati e associazioni che non hanno alcun potere decisionale e che devono parimenti sottostare alle decisioni degli Enti chiamati in conferenza. Irrilevante la presenza in conferenza dei rappresentanti sindacali che tranne qualche demagogico discorso non hanno prodotto osservazioni o proposte occupazionali alternative nel caso il progetto venisse bocciato.</p>
<p>Nell’ipotesi di un diniego per la Cementir la <strong>crisi occupazionale</strong> <strong>legata </strong>all’<strong>ampliamento </strong>potrebbe avvenire tra quattro anni e cioè quando per completamento si esaurirà la cava attiva. In quattro anni con un impegno delle parti interessate le alternative si trovano e si concretizzano.</p>
<p>La <strong>presenza dei centri sociali casertani</strong> che si sono schierati contro l’ampliamento pur solidali come noi tutti con chi si preoccupa per il posto di lavoro, ha infoltito il numero dei portatori di interessi diffusi convinti di fare la difesa del territorio e della gente, tutta.</p>
<p><strong>Giovanna Maietta </strong></p>
<p><strong>(Comitato di Quartiere Parco Cerasola e Centurano)</strong></p>
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		<title>Pasquale Iorio: Un silenzio assordante sulle cave</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Feb 2009 13:59:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cortese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caserta Città]]></category>
		<category><![CDATA[cave]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni Giuseppe Messina (l&#8217;articolo di Messina, ndr) ha riproposto con forza all’attenzione dell’opinione pubblica uno degli scandali più evidenti, alla luce del sole e sotto gli occhi di tutti noi: la devastazione ambientale delle cave sui Monti Tifatini. Continua un’ opera di escavazione e distruzione ecologica, che ha già prodotto una situazione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vivocaserta.org/wp-content/uploads/2008/09/cave-caserta-300x140.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1113" title="cave-caserta-300x140" src="http://www.vivocaserta.org/wp-content/uploads/2008/09/cave-caserta-300x140.jpg" alt="cave-caserta-300x140" width="189" height="88" /></a>In questi giorni Giuseppe Messina (l&#8217;articolo di Messina, ndr) ha riproposto con forza all’attenzione dell’opinione pubblica uno degli scandali più evidenti, alla luce del sole e sotto gli occhi di tutti noi: la devastazione ambientale delle cave sui Monti Tifatini.<span id="more-842"></span> Continua un’ opera di escavazione e distruzione ecologica, che ha già prodotto una situazione di dissesto idro-geologico per molti versi irreversibile.</p>
<p>Egli ha rivolto una domanda che continua a rimanere senza risposta: in primo luogo alla redazione del più importante giornale del Mezzogiorno (di proprietà della famiglia Caltagirone, azionisti di maggioranza anche della Cementir) ed all’università “che nulla dice sull’incompatibilità tra il costruendo Policlinico e la persistenza di industrie insalubri in un territorio distrutto dalle cave, dai cementifici e dall’illegalità …” (sono parole di Messina).</p>
<p>Un incredibile silenzio, accompagnato da disattenzione (o per meglio dire connivenza), caratterizza le istituzioni locali fino a quelle culturali ed educative, che rimangono inerti e “distratte” (per dirla con Antonio Pascale) di fronte a questo immane scempio.</p>
<p>Tra l’altro, come hanno messo bene in evidenza alcune indagini (come quella del giudice Donato Ceglie), è proprio dalle attività estrattive e dalla lavorazione del calcestruzzo che prende corpo uno dei filoni più redditizi dell’economia criminale e camorrista.</p>
<p>Ricordo che alcuni anni fa il Vescovo Nogaro denunciò con forza lo scandalo delle cave. Purtroppo rimase isolato ed inascoltato (anche dalla stampa locale). Invece è arrivato il momento di ribellarsi e di indignarsi per lanciare un appello in primo luogo alle massime autorità istituzionali (dal Presidente della Provincia fino ai sindaci di Caserta e Maddaloni): cosa aspettano ad intervenire prima che avvenga qualche altro disastro per poi gridare alla fatalità naturale!</p>
<p>Ed i vari intellettuali casertani, alcuni di fama nazionale (come i fratelli Servillo, gli scrittori Antonio Pascale e Francesco Piccolo), tante altre persone di cultura come l’architetto Raffaele Cutillo, il preside Nicola Melone, la prof.sa Iolanda Capriglione, l’ing. Alfredo Messore, i professionisti dell’Osservatorio Caserta), sempre pronte ad intervenire su tante questioni: perché tacciono su un tema di vitale importanza per tutti; perché non scendono in campo per fermare questo scempio così devastante per l’ecosistema in cui viviamo e per la salute dei cittadini?</p>
<p>Lo stesso richiamo vale anche per le associazioni di promozione sociale e del terzo settore (laiche e cattoliche), per tutte le forze politiche, per le organizzazioni imprenditoriali e sindacali. Come sindacalista mi permetto di osservare che a nessuno può essere consentito di barattare un bene primario come l’ambiente in cui viviamo, con la giusta difesa del diritto al lavoro ed al salario. Al riguardo, come è avvenuto in tante altre realtà, si possono progettare interventi per riutilizzare le cave destinandole ad altre attività di tipo sociale e produttivo, con la salvaguardia dei lavoratori addetti e la creazione di nuova occupazione. Su questo l’università (a partire dalla Facoltà di Scienze Ambientali e dal Polo Scientifico di Via Vivaldi) può dare un contributo decisivo per rilanciare un dibattito ed un confronto su nuove idee di sviluppo del nostro territorio.</p>
<p>Caserta, 23-02-2009<br />
Pasquale Iorio<br />
CGIL Campania</p>
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		<title>Giuseppe Messina (Legambiente): delocalizzare Moccia e Cementir</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 14:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cortese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caserta Città]]></category>
		<category><![CDATA[cave]]></category>

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		<description><![CDATA[La Provincia di Caserta ha disposto la sospensione dell&#8217;autorizzazione all&#8217;utilizzo di Cdr nello stabilimento di Maddaloni della Cementir. L&#8217;assessore provinciale all&#8217;Ambiente, Lucia Esposito ha difatti dichiarato: &#8220;L&#8217;atto adottato ribadisce la posizione della Provincia di assoluta contrarietà alla possibilità di bruciare Cdr nei cementifici casertani. Siamo intervenuti con tempestività a conferma della volontà dell&#8217;Ente di operare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Provincia di Caserta ha disposto la sospensione dell&#8217;autorizzazione all&#8217;utilizzo di Cdr nello stabilimento di Maddaloni della Cementir.</p>
<p>L&#8217;assessore provinciale all&#8217;Ambiente, Lucia Esposito ha difatti dichiarato: &#8220;L&#8217;atto adottato ribadisce la posizione della Provincia di assoluta contrarietà alla possibilità di bruciare Cdr nei cementifici casertani. Siamo intervenuti con tempestività a conferma della volontà dell&#8217;Ente di operare con azioni concrete, ribadendo non solo il no all&#8217;incenerimento di rifiuti nella Cementir, ma anche il no al progetto di ampliamento della cava collegata all&#8217;impianto&#8221;.</p>
<p>&#8220;Tralasciando inutili polemiche &#8211; conclude Esposito &#8211; spero possa essere condivisa la considerazione che per affrontare le enormi problematiche legate alla tutela dell&#8217;ambiente e della salute è necessario uno sforzo congiunto di tutti i soggetti che hanno a cuore la salvaguardia e lo sviluppo del nostro territorio&#8221;.</p>
<p>Fin qui la notizia e non possiamo che manifestare la nostra soddisfazione per l&#8217;atto dell&#8217;A. P. che, si spera possa rappresentare una svolta nella politica industriale e ambientale dell&#8217;Ente. Non si può navigare a vista. Occorrono politiche. Cosa ci aspettiamo allora dall&#8217;Amministrazione Provinciale?</p>
<p>Che senza se e senza ma adotti un atto di indirizzo che sancisca la delocalizzazione dei cementifici che gravitano da troppi anni in area urbana a Caserta e a Maddaloni le cui conseguenze sulla salute e l&#8217;ambiente sono tristemente noti e sotto gli occhi di tutti. In questi anni altre emergenze sono venute fuori, imponendo nei fatti la necessità di introdurre scelte diverse in ordine all&#8217;uso del territorio.</p>
<p>Moccia e la Cementir gravitano in area urbana, nei pressi di un policlinico universitario, vicino ad alberghi, uffici pubblici e privati, attività commerciali ed abitazioni. Occorre porre fine a questo scempio che fa vivere male gli abitanti e nel dubbio le maestranze degli opifici, oltre ad una situazione di obiettiva difficoltà per gli imprenditori impegnati nell&#8217;attività di fabbricazione del cemento.</p>
<p>Non stiamo qui a ricordare quanto sia utile e urgente che il gruppo Buzzi, cui fa parte Moccia e Caltagirone (proprietario anche de Il Mattino), proprietario della Cementir, si ponessero chiaramente obiettivi di produzione diversificate, quali ad esempio la produzione di cementi ad alto rendimento e altri prodotti che in una logica di recupero edilizio e di forte manutenzione del territorio troverebbero facile sbocco di mercato e un innalzamento sensibile del valore aggiunto.</p>
<p>Per fare tutto questo, però, occorrono due cose fondamentali: politiche rispettose dell&#8217;ambiente, del territorio e della gente che lo abita; politiche di sviluppo che vadano nella direzione della valorizzazione delle risorse esistenti.</p>
<p>In questa direzione ribadiamo quanto già Legambiente ha proposto il 17 luglio del 2007 in ordine alla delocalizzazione di Moccia: ribadiamo che occorre applicare un metodo dialogico per decidere dove tali industrie vanno de localizzate. Il PRAE (Piano Regionale Attività Estrattive) ha individua ben 24 siti alternativi a Caserta e Maddaloni.</p>
<p>Non c&#8217;è solo Pietravairano, peraltro sicuramente sbagliata come allocazione del cementifico Moccia. Su questo chiediamo ai decisori politici di avviare un sereno ma deciso confronto. Sulle politiche, appare evidente che l&#8217;occasione della Conferenza economica della Provincia possa costituire un momento importante per ragionare attorno a quale tipo di sviluppo deve aderire questa provincia il cui territorio ha costruito negli ultimi 10 il 400% in più del suo fabbisogno.</p>
<p>Saprà il nuovo assessore provinciale all&#8217;ambiente far proprie le istanze del territorio? Noi siamo pronti a fare la nostra parte.</p>
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		<title>Lettera del Vescovo Nogaro al Sindaco Petteruti: Macrico, Cave e &#8220;Risorgimento&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2008 10:53:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Comunicato Stampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cave]]></category>
		<category><![CDATA[macrico]]></category>

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		<description><![CDATA[Giunto al termine del mio mandato di Vescovo di Caserta, desideravo tenermi in disparte a riflettere e pregare.Sento però che questo non mi è possibile per una serie di fatti che coinvolgono la mia sensibilità, ma anche la mia responsabilità. Quando ultimamente seppi che Lei voleva giungere all’esproprio dell’area del “Macrico”, provai grande soddisfazione. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giunto al termine del mio mandato di Vescovo di Caserta, desideravo tenermi in disparte a riflettere e pregare.Sento però che questo non mi è possibile per una serie di fatti che coinvolgono la mia sensibilità, ma anche la mia responsabilità. Quando ultimamente seppi che Lei voleva giungere all’<strong>esproprio dell’area del “Macrico”,</strong> provai grande soddisfazione.<span id="more-337"></span><br />
Il mio interesse era che il comune si appropriasse del terreno. E mi pareva che questo suo intervento, avrebbe comunque concesso la soluzione tanto attesa.<br />
Al <strong>Te Deum del 2001</strong>, presa coscienza che la proprietà del Macrico apparteneva alla mia chiesa, mi sentii sgomento.<br />
<!--pull--> Caserta non sappia o non voglia riconoscere tutto il suo valore.<!--/pull-->Con buona dose di ingenuità forse, ma con tanta decisione, dissi che desideravo dare il bene alla città.<br />
Sono il Vescovo della comunità. Ma amo tanto la mia gente che, mi si perdoni l’immodestia, oso affermare di sentirmi il padre di tutti e di ognuno. Come padre ho la fierezza di difendere il valore della mia famiglia.<br />
Di Caserta quindi. Mi pare infatti che Caserta non sappia o non voglia riconoscere tutto il suo valore.<br />
Allora, in modo forse un pò impulsivo, ma sempre appassionato, mi sono lanciato a chiedere per Caserta una “costituzione nuova” di civiltà, la “Civitas Casertana”.<br />
Con collaboratori convinti e zelanti cercavo di stimolare dovunque l’interesse per la città. Volevo che le scuole, i professionisti, i parlamentari, gli amministratori curassero Caserta quale città a carattere europeo.<br />
<strong>Ho sempre deprecato lo spirito di subalternità di Caserta nei confronti di Napoli.</strong><br />
So bene che non respira e non progetta una città succube, senza identità propria, senza iniziativa, gratificata e paga di godere i benefici di una dipendenza privilegiata.<br />
E’ necessario che Caserta si liberi.<br />
Mi sono impegnato fino al sacrificio, per la <strong>fondazione di una università casertana</strong>. Anche oggi faccio il “Don Chisciotte” della causa, perché l’illusione non può morire. Una città capoluogo, non sarà mai espressione di civiltà, se non ha nel suo territorio, centri di grande fermentazione culturale, che la coscientizzino e la rendano propositiva.<br />
Mi battei con cittadini, occasionalmente volenterosi, per il tribunale, per il conservatorio, per il teatro.<br />
In diverse occasioni riunii gli studiosi di storia patria, perché volevo si scrivesse della città. Riuscimmo a produrre tre grossi tomi di ricerca, con la guida di Galasso.<br />
Parlavano del trasferimento della sede episcopale da Falciano a Caserta.<br />
Il momento rimase felice ed ebbi la gioia di assistere alla formazione di una vera scuola della “Civitas Casertana”, con insegnanti qualificati e con una serie gloriosa di pubblicazioni. E permane continua in diocesi un’attività culturale, molto solerte, di risonanza nazionale. Essa non pretende di sostituirsi alle iniziative cittadine, ma è di generosa stimolazione.<br />
In questa urgenza interiore di provvedere comunque alla mia città, chiedevo a mani giunte, alle varie amministrazioni che negli anni si succedevano, di impegnarci con decisione per eliminare le “<strong>cave</strong>”.<br />
<strong>Caserta non potrà mai diventare una città vivibile e poi prestigiosa, sfacciata com’è dai gironi infernali delle cave, ingiustamente allocate.</strong><br />
Non penso di aver mai agito per motivi di vanità, ma sempre con l’urgenza del padre che vuole la casa bella per i suoi figli.<br />
Finalmente venne la stagione del Macrico.<br />
La mia preoccupazione si fece altissima, ma immediatamente avvertii che il bene – Macrico poteva riuscire una rinascita per la città.<br />
Ebbi da subito l’urgenza di donarlo alla comunità cittadina.<br />
Io non possedevo la proprietà del bene, ma avevo il dovere morale di richiamare questa necessità.<br />
Se il “comune” lo avesse fatto proprio, lo avrebbe usato come “polmone verde”, come attività di risanamento e di autentico ammodernamento di tutta la città.<br />
Il fatto divenne un evento, una vera esplosione di grazia.<br />
La città si trasformò in un cantiere di iniziative. Si riunirono le scuole, i professionisti, gruppi culturali di ogni genere.<!--pull--> Mai Caserta si era sentita così unita, con un’anima nuova e nobile.<!--/pull--><br />
Si scrissero testi di grande sapienza sulla più equa ricomposizione della città. Dovunque si respirava la rinascita.<br />
Mai Caserta si era sentita così unita, con un’anima nuova e nobile.<br />
Si organizzavano i cammini della risurrezione. Per tutti e per i bambini a mano di papà c’era il ‘logo’: “domani ti porterò in un posto più bello”. L’attività veniva caratterizzata come “il risorgimento” di Caserta.<br />
<strong>Un grande  movimento sociale, che io amo definire “il 2000 di Caserta”.</strong><br />
Una certa pubblicistica parlava ancora della Caserta incapace. Alcuni scrittori locali pensavano che per affermarsi bisognava uscire. Davano quasi la sensazione di compatire la loro città.<br />
Ora non più. Da parte dei più generosi c’è l’orgoglio di difendere le grandi potenzialità di Caserta.,<br />
Trascurare questo momento sarebbe peccato e anche vergogna.<br />
C’è inoltre l’inno della “democrazia”<br />
La coscienza di poter partecipare, di essere responsabile, di dover preparare insieme il bene comune, di saper condividere l’opinione altrui, sono le grandi verità della democrazia. E la realtà del Macrico promuove nella forma più imperativa questo vigore della corresponsabilità.<br />
<strong>Penso ancora che il Macrico possa diventare l’Eden di Caserta</strong>, il bellissimo giardino, non tanto per una gratificazione estetica, ma per contrastare tutte le deformazioni dell’ambiente e costruire i centri della salubrità e della ripresa per tutti i cittadini.<br />
Guai se questa rinascita venisse delusa.<br />
Se l’evento del Macrico non diventa operazione di giustizia e di grazia, la civitas casertana rimane definitivamente corrotta.<br />
Le notizie che in questi giorni giungono in modo assillante non danno immediata serenità.<br />
Esse riferiscono che Lei, signor Sindaco, coltiva per il Macrico un progetto di grosse costruzioni.<br />
Se così, sarebbe la delusione della mia opera. Ma sarebbe anche la delusione della sua opera. E pure lo smarrimento della città.<br />
Se è come dicono, la prego, Signor Sindaco, di cambiare la sua scelta. L’intervento sul Macrico venga condiviso con tutti i cittadini.<br />
Lei sarà il Sindaco della benedizione universale se esaudisce, il sogno, il cuore, il benessere morale e civile della gente.</p>
<p>+ Raffaele Nogaro</p>
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		<title>Assemblea pubblica del Comitato Parco Cerasola sulle cave dissequestrate</title>
		<link>http://www.vivocaserta.org/assemblea-pubblica-sulle-cave-dissequestrate/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2008 15:05:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>veronica gurtner</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cave]]></category>

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		<description><![CDATA[La cittadinanza  sembra ribellarsi al provve &#8211; dimento del Gip di Santa Maria Capua Vetere,  Antonio Pepe, che qualche giorno fa, non solo assolveva tutti gli imputati dell&#8217;Operazione &#8220;Olimpo&#8221; per insussistenza del fatto, ma addirittura ordinava il dissequestro e la restituzione del complesso estrattivo. L&#8217;indignazione è forte tanto da movimentare le coscienze di un&#8217; intera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La cittadinanza  sembra ribellarsi al provve &#8211; dimento del Gip di Santa Maria Capua Vetere,  Antonio Pepe, che qualche giorno fa, non solo assolveva tutti gli imputati dell&#8217;Operazione &#8220;Olimpo&#8221; per insussistenza del fatto, ma addirittura ordinava il dissequestro e la restituzione del complesso estrattivo.</p>
<p><span id="more-323"></span></p>
<p>L&#8217;indignazione è forte tanto da movimentare le coscienze di un&#8217; intera città. Giorni fa leggevamo delle reazioni di Giovanna Maietta Presidente del Comitato Parco Cerasola-Centurano. Ad oggi questa indignazione si concretizza tanto da convocare un assemblea pubblica sulle cave dissequestrate <strong>mercoledì 1 ottobre alle ore 18.30 </strong>pressola <strong>chiesetta di San Giuseppe in via Giulia di Centurano</strong>.</p>
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