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14 giugno 2010
WWF Caserta – COASCA: il termovalorizzatore non è la soluzione. La strada giusta è ridurre i rifiuti
Ill. On. Domenico Zinzi Presidente della Provincia di Caserta p.c. All’Assessore all’Ambiente Prof. Umberto Arena Illustre Presidente, il WWF provinciale di Caserta con ...

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di: Cs/VivoCaserta | Senza categoria

Ill. On. Domenico Zinzi
Presidente della Provincia di Caserta

p.c. All’Assessore all’Ambiente Prof. Umberto Arena

Illustre Presidente,

il WWF provinciale di Caserta con il Coordinamento delle Associazioni Casertane – Co.As.Ca.-, del quale è componente, ha redatto il presente documento riferito all’oggetto, che ora, ad esecutivo da Lei definito, si permette sottoporLe per rappresentare le ragioni secondo le quali sembra ragionevole evitare la costruzione di un termovalorizzatore nel nostro territorio, come nei precedenti giorni la stampa ha riportato.

Sono ragioni per le quali WWF e Co.As.Ca. hanno tutte le motivazioni per esprimere il loro NO.

Secondo il nostro parere la riduzione dei rifiuti a monte è l’unica strada da seguire, come dimostrano esperienze positive realizzate in Svezia o in Germania. Soluzioni prettamente tecnologiche – vd. Termovalorizzazione, come finora è stato fatto, sono destinate al fallimento se non si riuscirà, con incentivi e campagne di sensibilizzazione, a modificare i nostri “stili di vita” sia nel mondo della produzione che dei consumatori.

Ecco perché in Italia il WWF Caserta, in sintonia con il WWF Italia, insieme a molte altre associazioni e cittadini singoli, ha caratterizzato il suo impegno in campagne informative, molte delle quali rivolte alle scuole, per favorire il recupero, il riuso degli oggetti, la raccolta differenziata. Nei confronti delle istituzioni ha prodotto studi dettagliati per dimostrare i punti deboli delle politiche italiane sui rifiuti: la dipendenza dalle discariche e la non-soluzione rappresentata dagli inceneritori.

Gli inceneritori, infatti, oltre a non risolvere il problema in quanto producono grandi quantità di ceneri nocive da portare in discarica, sono pericolosi per la salute, producono energia a costi molto elevati ed in quantità molto inferiore all’energia che si risparmierebbe riciclando i materiali invece di bruciarli.

Un ciclo integrato dei rifiuti non può partire dall’inceneritore che deve essere considerato un sistema “estremo” di riduzione dei volumi dei RSU – la massa non cambia, diventa semplicemente gassosa – ma non certo il fulcro del sistema stesso.

Al centro dell’interesse di un’Amministrazione, che vuole davvero invertire la rotta e cogliere l’occasione per trasformare un disastro ambientale e sanitario in un’opportunità di sviluppo culturale ed economico, ci dovrebbe essere la riduzione a monte dei rifiuti e la raccolta differenziata.

Laddove questo è stato fatto, indipendentemente dallo schieramento politico governante, le strade sono pulite, l’aria è pulita, l’acqua è pulita e la TARSU si mantiene a livelli accettabili (molto spesso trasformata in TIA).

Al contrario, ovunque si è puntato sul binomio discarica/incenerimento, si è in continua emergenza, con costi di gestione altissimi e TARSU alle stelle.

Sintetizziamo, qui di seguito, i perché dei NO del WWF e del Co.As.Ca. al Termovalorizzatore in provincia di Caserta e la flow chart del nostro modello di gestione del ciclo dei rifiuti, di transizione verso una società a Rifiuti Zero, adottato con successo in realtà europee e nazionali, che in realtà si basa sulle 5R: Riduzione, Riutilizzo, Riparazione, Riciclo, Ricerca.

  • Tempi di realizzazione: sono lunghi a fronte di una nuova imminente crisi già da alcuni mesi annunciata dagli organi competenti a smentita della teoria che eravamo usciti definitivamente dall’emergenza.
  • Costi elevati per la costruzione e la gestione: gli impianti per il recupero e il riciclo, frazioni umido a parte, sono già pronti e in funzione ed aspettano solo un incremento del processo del recupero.
  • In assenza di una “reale” e “spinta” raccolta differenziata, le ceneri prodotte sarebbero in quantità elevata e, essendo considerate rifiuti speciali, andrebbero smaltite in discariche adeguate, tra l’altro in Campania non pronte , quindi altri “buchi” e costi aggiuntivi.
  • Con il Termovalorizzatore comunque il problema dell’umido non verrebbe risolto: infatti esso costituisce circa il 30% del peso dei RSU e determinerebbe la riduzione dell’efficienza dell’impianto oppure dovrebbe andare anch’esso in discarica.
  • Non è da sottovalutare il potenziale rischio di inquinamento: anche con tecnologie all’avanguardia, in caso di malfunzionamento dell’impianto, le polveri sottili potrebbero costituire un reale pericolo per la salute umana.
  • Grazie alla legge CIP6 – normativa che considera i rifiuti come fonti “assimilate“ a quelle rinnovabili, concedendo quindi un incremento di valore del 6-7% dell’energia elettrica prodotta dalla combustione dei rifiuti al produttore-gestore dell’impianto – più si brucia e più fa guadagnare il gestore. In questo modo la “termovalorizzazione” dei rifiuti costituisce un forte incentivo all’idea dell’usa e getta, oltre che la rinuncia definitiva alla raccolta differenziata e al recupero di materie prime seconde che vengono banalmente denominati “rifiuti”.-

In occasione dell’emergenza iniziata nel 1994 e culminata nel 2008 , furono attribuite agli ambientalisti le responsabilità di quella situazione che ci ha coperto di rifiuti e di vergogna, in quanto essi si erano opposti alla costruzione del termovalorizzatore di Acerra. Ebbene, premesso che le autorità giudiziarie hanno verificato che le responsabilità della mancata ultimazione era negli sprechi e non nelle proteste degli ambientalisti, alla fine il mega-termovalorizzatore di Acerra è stato costruito, ma le montagne di ecoballe sono ancora lì e si sta parlando, già da qualche mese, di una nuova, imminente, emergenza… probabilmente, al di là del nostro idealismo: la termodistruzione non è la magia che ci avevano promesso, oppure c’è qualcosa che non funziona! Inoltre, con grande fatica si è partiti con la raccolta differenziata, che a meno di casi eclatanti, a seguito di sforzi incredibili di sindaci coraggiosi e cittadini di buona volontà, si è riusciti a far diventare una realtà. Ma come mai non si è voluto o potuto chiudere il ciclo con la costruzione degli impianti di compostaggio o di trattamento della frazione umida?

Ci aiuti Lei a comprendere.

Fiduciosi nel Suo impegno a favore della salute e della prosperità della nostra provincia, La ringraziamo per l’attenzione e, in attesa di cortese riscontro, Le inviamo i più cordiali saluti.

Caserta, 13 giugno 2010

Prof.ssa Anna Giordano

Presidente Co.As.Ca

Dott.Raffaele Lauria

Presidente WWF Caserta



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